Si è svolto a Roma, dal 3 al 5 gennaio, il Convegno Nazionale Vocazionale annuale “È bello con te”, organizzato dall’Ufficio Nazionale Pastorale per le Vocazioni sul tema “Vocazioni e Santità toccati dalla bellezza”.
«La santità è il volto più bello della Chiesa»: queste parole, pronunciate da papa Francesco in occasione dell’apertura dell’Anno della Vita consacrata, possono considerarsi il filo conduttore dell’incontro a cui hanno partecipato, circa 700 tra direttori e responsabili della pastorale vocazione, animatori e animatrici vocazionali degli Istituti di vita consacrata, fma e formatori; tra gli altri, presenti il Segretario di Stato S. Em. Card. Pietro Parolin e il Segretario generale della Cei (Conferenza episcopale italiana) S. Em. Mons. Nunzio Galantino.
Il Convegno costituisce un primo tassello di un itinerario triennale, che intende approfondire tre atteggiamenti fondamentali dell’esperienza vocazionale: lo stupore per una messe abbondante che Dio solo può elargire (2015); la gratitudine per un amore che sempre ci previene (2016); l’adorazione per l’opera da Lui compiuta, che richiede la nostra libera adesione ad agire con Lui e per Lui (2017). Esso è un’opportunità di riflessione e di fraternità condivisa, per rimotivare l’annuncio del Vangelo della vocazione e l’impegno per la crescita di una nuova cultura vocazionale.
«Parlare di bellezza significa parlare di vocazione ha detto mons. Nico Dal Molin, Direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale delle Vocazioni , perché ogni vocazione è una testimonianza bellissima di un cammino originale verso la santità. Significa parlare di stupore, di meraviglia, di gioia».
Ma esistono ancora questi sentimenti nella nostra vita? Che cosa fa nascere lo stupore in noi? E come tornare a guardare con stupore alla bellezza di ogni vocazione?
Lo stupore nasce quando si coglie la bellezza della vita; quella bellezza che spesso non sappiamo più vedere, scorgere, apprezzare, perché il nostro cuore, e gli occhi che sono lo specchio del cuore, sono permeati di sfiducia e negatività.
Ha continuato Dal Molin: «I racconti del Natale sono intrisi di bellezza, perché sono pervasi di luce e di luminosità. La bellezza è “come trovare una perla dentro una conchiglia fangosa nel fondo nel mare; come far emergere il diamante dal guscio duro e nero della pietra; come trovare dell’oro scintillante in quei poveri e fragili vasi di argilla”. C’è tanta bellezza intorno a noi, c’è tanta santità intorno a noi, ma noi non ce ne accorgiamo».
Lo stupore nasce e cresce nei cuori semplici, che sanno arrendersi a ciò che non è tutto e immediatamente comprensibile; solo allora lo stupore sboccia in un grande grazie! Tutti abbiamo bisogno di ritrovare il gusto dello stupore per tornare ad accorgerci che c’è tanta bellezza attorno a noi! A volte non ce ne accorgiamo, perché viviamo la nostra vita con frenesia, con sempre 1000 cose da fare; perché camminiamo spesso con il passo troppo veloce per guardarci attorno; perché i nostri occhi e i nostri orecchi sono distratti; ma soprattutto perché i nostri cuori hanno perso il gusto, la voglia di desiderare e di cercare la bellezza e la speranza».
Nell’incontro con Cristo c’è una conversione del cuore che deve portare ad avvicinarsi a Gesù, riconoscendosi e portando avanti l’autentica vocazione. E’ un cammino che “tocca” il nostro sguardo e lo trasforma in uno sguardo di fede capace di riconoscere la bellezza del Signore che, anche oggi, continua a chiamare, a spargere semi di vocazione con abbondanza!
tratto dal sito: cgfmanet.org