A San Gregorio di Catania la presentazione del volume di Alfio Patti dedicato alla presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Un libro che restituisce voce a oltre cinquant’anni di storia educativa e invita a rileggere il contributo delle FMA alla crescita delle donne e delle comunità locali.
Ci sono storie che appartengono a un luogo preciso e che, proprio per questo, riescono a raccontare qualcosa di molto più ampio. È il caso di “A te le affido. Le Figlie di Maria Ausiliatrice nel cammino educativo delle giovani sangregoresi”, il volume di Alfio Patti, pubblicato da Algra Editore, presentato il 4 settembre a San Gregorio di Catania nel contesto delle celebrazioni per il 170° anniversario dell’autonomia comunale.
Il libro ricostruisce la presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice a San Gregorio dal 1948 al 2000: oltre mezzo secolo durante il quale generazioni di bambine, ragazze e giovani donne hanno incontrato le suore nella scuola materna, nell’oratorio, nella catechesi, nei laboratori, nelle attività teatrali e ricreative, nella formazione professionale e, soprattutto, nella trama ordinaria della vita quotidiana.
Non è, però, soltanto la storia di una casa religiosa. Ed è forse questo l’aspetto che rende il volume particolarmente interessante anche al di fuori di San Gregorio.
È una pagina di storia dell’educazione femminile, di storia sociale e di storia del territorio.
Educare le donne significava contribuire a cambiare una comunità
Quando le prime FMA arrivarono a San Gregorio, nel 1948, il paese contava poco più di duemila abitanti. Le possibilità offerte alle ragazze erano ancora fortemente condizionate dal contesto sociale e culturale del tempo. Le suore divennero presto, come ricorda lo stesso autore, sorelle, amiche, maestre d’arte e punti di riferimento spirituale.
Bisogna collocare quella presenza dentro la Sicilia del secondo dopoguerra per comprenderne pienamente la portata.
Insegnare a una ragazza a leggere e a formarsi, darle la possibilità di imparare il taglio, il cucito, il ricamo o il cantù, farle sperimentare il teatro, offrirle uno spazio nel quale incontrarsi, esprimersi, assumere responsabilità, conoscere realtà diverse dalla propria significava aprire possibilità che non erano affatto scontate.
Nell’intervento pronunciato durante la presentazione, l’Ispettrice sr Angela Maria Maccioni ha sottolineato come la presenza delle FMA abbia contribuito concretamente all’emancipazione femminile e alla formazione integrale delle future donne e madri sangregoresi, attraverso l’educazione formale della scuola e quella informale dell’oratorio, dei laboratori e delle molteplici attività offerte alle giovani.
Alcune impararono un mestiere che sarebbe diventato una concreta possibilità di sostentamento; alcune divennero maestre d’asilo; altre scoprirono nel teatro una possibilità per vincere timidezze e inibizioni. Intanto il territorio cambiava, passando progressivamente da una società prevalentemente agricola a una configurazione sociale ed economica nuova. Le opere educative delle FMA accompagnarono anche questa trasformazione.
Non si trattava semplicemente di “tenere occupate” le ragazze.
Si trattava di educarle a diventare protagoniste della propria vita.
Nel linguaggio salesiano di allora questo obiettivo si condensava nell’espressione “buone cristiane e oneste cittadine”: donne capaci di assumersi responsabilità nella famiglia, nel lavoro, nella Chiesa e nella società, con competenza, coscienza e attenzione agli altri.
Un’educazione fatta anche di relazioni
Il merito della ricerca di Alfio Patti è anche quello di evitare che questa storia rimanga confinata nelle date, nei nomi delle opere o negli elenchi delle religiose che vi hanno prestato servizio.
Il libro cerca i volti.
Una parte significativa della ricostruzione nasce, infatti, dalle testimonianze delle exallieve, dalle loro memorie e da un vasto materiale fotografico messo a disposizione per la ricerca. L’autore stesso racconta la partecipazione convinta delle donne di San Gregorio, segno di quanto il ricordo delle FMA sia rimasto vivo anche molti anni dopo la chiusura della comunità.
È un dato importante.
Un’opera educativa può chiudere. Una comunità religiosa può lasciare un territorio. Gli edifici possono assumere altre funzioni. Ma ciò che l’educazione ha generato nelle persone segue dinamiche diverse: continua nelle scelte, nelle relazioni, nelle famiglie, nel modo di guardare gli altri e di partecipare alla vita della comunità.
A San Gregorio questa continuità ha anche una forma concreta: alcune exallieve portano avanti ancora oggi il “Laboratorio Mamma Margherita”, conservando e rielaborando quanto ricevuto dalle suore. Come è stato sottolineato durante la presentazione, è forse uno dei criteri più semplici per riconoscere la fecondità di un’esperienza educativa: ciò che è stato ricevuto diventa, a sua volta, dono.
Una memoria che riguarda molti territori
Per questo A te le affido non interessa soltanto San Gregorio di Catania.
La vicenda raccontata nel libro può diventare una sorta di lente attraverso la quale rileggere tante altre città e paesi della Sicilia – e non solo – nei quali le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno abitato per decenni.
In molti territori la loro presenza si è intrecciata con la crescita della scuola, degli oratori, delle associazioni, della catechesi, della formazione professionale, dell’attenzione alle famiglie e alle fasce più fragili della popolazione. La stessa spiritualità apostolica dell’Istituto ha individuato storicamente proprio nell’oratorio, nella scuola, nelle istituzioni educative, nella collaborazione con le famiglie e nella costruzione di comunità educative alcuni degli ambienti privilegiati della propria missione.
Il libro di Patti pone allora anche una domanda più ampia: quanta parte della storia sociale dei nostri territori passa attraverso l’opera educativa di donne consacrate e rischia di non essere adeguatamente documentata?
È una domanda che merita attenzione. Non per rivendicare meriti, ma per comprendere meglio il nostro passato e, attraverso di esso, il presente.
La ricerca storica diventa particolarmente preziosa quando permette di riportare alla luce una presenza che ha agito spesso senza fare rumore. Sr Angela Maccioni ha definito il volume il frutto non di un semplice esercizio professionale, ma di una vera “urgenza etica e sentimentale”: custodire una storia fatta di vita femminile donata ai giovani, fatiche e gioie, sacrifici e speranze, perché possa restare patrimonio delle generazioni future.
Una presentazione diventata incontro di comunità
La presentazione del volume ha confermato quanto questa memoria sia ancora condivisa.
L’Auditorium comunale “Carlo Alberto Dalla Chiesa” ha accolto un gran numero di persone, in un clima nel quale il rigore culturale della ricostruzione storica si è intrecciato con la bellezza della musica, la familiarità degli incontri e una partecipazione emotiva mai superficiale.
La serata, promossa dall’Amministrazione comunale insieme alla Pro Loco APS di San Gregorio di Catania, ha visto dialogare attorno al libro l’autore Alfio Patti, l’Ispettrice sr Angela Maria Maccioni e sr Carmela Coniglione, con il coordinamento dell’Assessora alla Cultura Giusi Lo Bianco. Era presente anche una nutrita rappresentanza delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Musica, testimonianze, istituzioni civili ed ecclesiali e soprattutto tanti volti legati direttamente o indirettamente alla storia delle FMA hanno dato alla serata lo spessore di un vero momento di comunità.
Non è mancata l’emozione. Nel finale, quando le Figlie di Maria Ausiliatrice presenti hanno intonato insieme due canti mariani, nell’Auditorium memoria personale e memoria collettiva si sono incontrate.
Ma sarebbe riduttivo leggere quella commozione soltanto come nostalgia.
Dietro di essa c’era il riconoscimento di qualcosa che è stato ricevuto e che ha contribuito concretamente a costruire persone e comunità.
“A te le affido”: una consegna che rimane aperta
Il titolo scelto da Alfio Patti rimanda all’esperienza originaria di Maria Domenica Mazzarello, che a Borgoalto si sente affidare le giovani: “A te le affido”. Da quell’intuizione sarebbe maturata una vocazione educativa capace di attraversare tempi e luoghi diversi.
A San Gregorio quella consegna ha assunto il volto di tante FMA delle quali il libro ricostruisce nomi, mansioni, percorsi e testimonianze.
Oggi la forma della presenza cambia. Diverse comunità religiose che hanno segnato la storia dei territori non ci sono più; altre continuano la propria missione con modalità nuove e con una crescente corresponsabilità di laici, exallieve, educatori e famiglie. Anche per questo recuperare la memoria non è un esercizio rivolto all’indietro.
Ricordare significa riconoscere ciò che ha generato vita, per capire che cosa vale la pena continuare a generare.
Il valore di A te le affido sta forse proprio qui: nell’avere restituito a una comunità una parte della propria storia e, nello stesso tempo, nell’avere offerto alle Figlie di Maria Ausiliatrice un’occasione per riconoscere, attraverso lo sguardo delle persone incontrate, la traccia lasciata da una missione educativa quotidiana, concreta, fatta spesso di gesti semplicissimi.
Una storia locale, dunque. Ma non una storia soltanto locale.
Perché in tanti paesi e città potrebbe esserci ancora una fotografia da ritrovare, una exallieva da ascoltare, una scuola o un oratorio da ricordare, una pagina di storia femminile ed educativa da riportare alla luce.
E forse anche una domanda da consegnare al presente: che cosa resta davvero di un’opera educativa?
San Gregorio offre una risposta semplice: restano le persone. Resta ciò che hanno ricevuto e che, nel tempo, hanno saputo trasformare in dono per altri.