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Rendere normale l’amore

Si è svolto da sabato 13 novembre a domenica 14 novembre presso la sede ispettoriale l’incontro formativo per le FMA da 1 a 15 anni di professione religiosa. In questo articolo condividiamo alcuni spunti di riflessione.

FMA 1_15

Rendere normale l’amore. È il tema che l’ispettrice sr Angela Maria Maccioni ha scelto per avviare la prima tappa dell’incontro formativo delle FMA da 1 a 15 anni di professione.

La normalità dell’amore richiama l’atmosfera permeata di Vangelo di Nazareth e Cana. Maria a Cana ci insegna anche che far festa e tenere un clima di gioia è tutt’altro che banale, bisogna sceglierlo, volerlo e interpellare a tu per tu Gesù. Nazareth e Cana sono due luoghi emblematici di riferimento nel dispiegarsi del nostro quotidiano perché rievocano in ogni donna consacrata la dimensione del nascondimento e lo stile di cura di chi con sguardo attento e premuroso vigila perché la gioia persista.

Due luoghi, uno icona della vita nascosta di Gesù, l’altro segno tangibile di un amore vigile come quello di Maria. In questa atmosfera si colloca l’invito di sr Angela Maria ad essere donne non sbrigative, a valorizzare le relazioni personali, a essere donne capaci di comprensione e – citando un discorso del cardinale Angelo de Donatis agli operatori pastorali – a vivere un autentico amore di amicizia. Una vera e umile amicizia che è resa possibile dal considerarci ne superiori, ne inferiori, ma alla pari.

I Incontro formativo FMA 1-15.

Rendere normale l’amore, afferma sr Angela Maria, è riconoscere Gesù Cristo presente, fargli posto, lasciarlo agire fino a che ci conduca al di là del mare, cioè al di là di quelle realtà rispetto alle quali noi da soli non possiamo fare nulla.

Rendere normale l’amore è nulla di differente da ciò che siamo chiamati a fare sempre. Avere l’attenzione di Maria a Cana, che vede e agisce e tenere un po’ più presente Nazaret e il suo mistero.

Quel paesino era una realtà geografica e umana che noi oggi chiameremmo “di periferia”. In questa realtà, per trent’anni, Gesù non ha fatto miracoli, guarigioni o predicazioni. Possiamo per questo ricavare l’impressione di uno spreco di tempo e di energie, insieme a quella dell’imprevedibilità dei disegni di Dio, ai quali sempre ci accorgiamo di dover tornare a convertirci.

Proprio quel che Gesù ha vissuto nel suo Nazaret illumina di nuovo anche quello che siamo chiamati a vivere tutti noi: il ritmo quotidiano della vita e le relazioni di comunità e negli ambienti dove operiamo, che in apparenza possono sembrare insignificanti ed essere considerate perfino un limite, è invece ciò che permette di realizzare quanto è più specifico del Regno di Dio, e cioè – come dice il Papa in una delle sue catechesi sulla famiglia – permette di “rendere normale l’amore”. E in un clima di famiglia l’incontro formativo si è caratterizzato per una profonda esperienza di condivisione tra le FMA presenti.

La lectio divina, a cura di don Arnaldo Riggi, sul capitolo 21 del vangelo di Giovanni, dal titolo evocativo Chiamati perché amaNti  ha messo in luce l’indissolubilità tra l’amore e la missione. Come è avvenuto per Pietro siamo chiamate perché siamo rese capaci di amare in un continuo cammino di conversione spirituale e guarigione del cuore, che si realizza passo dopo passo nella ferialità e normalità del quotidiano dove incontriamo Cristo nelle sorelle, nei giovani e nella vita sacramentale.

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