di Redazione
Si è svolto il 09 gennaio 2022 online il secondo incontro formativo per tutte le FMA dal tema “Samaritani di sè stessi” – Maestro cosa devo dare per ereditare la vita eterna?
La nostra identità di donne consacrate ci interpella ad essere in primo luogo donne consacrate al servizio del prossimo. Le costituzioni su cui abbiamo professato ci interpellano a vivere qualunque nostra occupazione o mansione come offerta e partecipazione alla missione di Cristo. Cosa significa in un tempo in cui siamo interpellate a dare nuove risposte ai bisogni dei territori in cui viviamo essere Samaritane di noi stesse?
Alla domanda qual è il più importante di tutti i comandamenti lo stesso Gesù sfugge dalla logica o questo o quello. Oggi diremmo che supera le polarizzazioni, non si tratta di schierarsi da una parte o dall’altra, ma di vivere la dimensione dell’armonia. Gesù, infatti, risponde :«Il primo è: “Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. E il secondo è questo: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più importante di questo». Il primo e il secondo non sono più primo e secondo, ma un unico comandamento: non c’è altro comandamento più importante di questo.
Per la nostra ispettrice, sr Angela Maria Maccioni, questo momento formativo va visto in continuità con il precedente e «intende sottolineare, approfondire l’importanza e l’esigenza di fare un serio lavoro su noi stesse per rinvigorire sempre più la nostra identità vocazionale e carismatica e prenderci cura della vita spirituale». È questa, ha affermato sr Angela Maria nel suo intervento iniziale, la grande sfida di sempre che oggi diventa più necessaria.
La finalità dell’itinerario formativo annuale è quella di Generare – come Comunità̀ Educanti – vita nuova nell’oggi vivendo, come il Buon Samaritano, da persone riconciliate, custodi di sè stesse e degli altri. Come FMA comprendiamo – continua sr Angela Maria – molto bene l’urgenza del prendersi cura di quanti sono “a terra”, feriti e bisognosi di essere guariti con compassione e gesti di umanità. Ma cogliamo pure la necessità di essere, talora, “samaritane di noi stesse”. Noi siamo la prima persona di cui prenderci cura e non certo in senso egoistico.
Riprendendo le parole di Madre Yvone nella Circolare n. 1010, l’Ispettrice, ha ricordato che, soprattutto in alcuni momenti della nostra vita, è necessario […] guardare con misericordia i nostri limiti, abbracciare con tenerezza le nostre fragilità e, con amore, saperci risollevare, rimetterci in piedi e ripartire. […] In altre parole: essere benevole con noi stesse per esserlo anche con chi incontriamo sulla strada che porta a Gerico.
Vivere da persone riconciliate è già un buon traguardo; ma per giungervi occorre anche riconoscere nella propria vita – come dice Papa Francesco nell’Enciclica “Fratelli tutti” – che […] quella ferita non curata, quel male non perdonato, quel rancore che mi farà solo male, è un pezzetto di guerra che porto dentro, è un focolaio nel cuore, da spegnere perché non divampi in un incendio.
Questa intensa e profonda premessa di sr Angela Maria ha introdotto l’intervento della dott.ssa Rosaria LISI, Teologa e Psicoterapeuta. Incentrando il suo intervento sulla dimensione della cura, la dott.ssa Lisi ha messo in evidenza che possiamo vivere delle relazioni di cura solo attraverso la consapevolezza della nostra fragilità. Essa si manifesta in tre tipi di sofferenza derivanti dalla fragilità esistenziale; fragilità dovuta alle ingiustizie della vita; dalle ferite del peccato.
La fragilità va sempre vista nell’ottica della guarigione che nel caso della fragilità esistenziale comporta non l’eliminazione della sofferenza, ma un adattamento creativo nella sofferenza; nel caso delle ferite dovute alle ingiustizie della vita è possibile attraverso una relazione significativa; e nel caso della ferita del peccato è possibile se si accoglie il perdono dell’Altro.
Il momento formativo è stato anche uno spazio di condivisione nelle comunità che è stato messo in circolo in tutta la comunità ispettoriale grazie alla partecipazione e condivisione della propria esperienza di vita di numerose sorelle.
Quando c’è il desiderio di formarsi e di formare anche le barriere del web si trasformano in vie di condivisione. La sapienza della vita vissuta e condivisa, anche nel proprio cammino rispetto alle fragilità, ha arricchito questo secondo incontro formativo della gioia della condivisione fraterna. Numerosi, infatti, sono stati gli interventi delle comunità sia attraverso domande che attraverso l’espressione del proprio punto di vista.
Bibliografia (Suggerita dalla dott.ssa Rosaria Lisi)
Andreoli V., L’uomo di vetro, la forza della fragilità, Milano 2008;
Borgna E., La fragilità che è in noi, Torino 2014.
Conferenza Italiana Superiori Maggiori., Fragili e/o forti? Nuove domande per la vita consacrata “Ti basta la mia grazia” (2 Con 12,9), Roma 2014.
Capantini L., Gronchi M., La vulnerabilità, Cinisello Balsamo (Milano) 2018.
Cravero D., Vulnerabilità, Padova 2005.
Cucci G., Abitare lo spazio della fragilità. Oltre la cultura dell’homo faber, Milano 2014; E. Bornia, La fragilità che è in noi, Torino 2014; A. Canevaro, Nascere fragili. Processi educativi e pratiche di cura, Bologna 2015.
D’Avenia A., L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita, Milano 2016.
Levi Montalcini R., Elogio dell’imperfezione, Milano 1990.
Pezzini D., La forza della fragilità. Provocazioni sulla speranza cristiana, Torino 2004.
Pillet É., Così fragili, così umani, Padova 2013.
Salonia G., Fortezza e fragilità: quali condizioni e come educarsi perché siano evangeliche nella persona e nella fraternità, in Conferenza Italiana Superiori Maggiori, Fragili e/o forti? Nuove domande per la vita consacrata “Ti basta la mia grazia” (2 Con 12,9), Roma 2014.
Scquizzato P., Elogio della vita imperfetta: La via della fragilità, Cantalupa (Torino) 2016