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Laura: una vita da scoprire

Aiutare i ragazzi a guardarsi attorno, a riconoscere e interpretare i problemi della realtà, a non restare indifferenti, a cercare, a studiare sodo per trovare soluzioni e  provare concretamente ad attuarle, è infatti insegnare uno stile di vita. Laura Vicuña, nella sua breve vita aveva imparato ad assumere questo stile di vita evangelico che mette al centro il bene degli altri. Lì a Junín de los Andes aveva preso come proposito, di non passare indifferente accanto a nessuno e a nessun avvenimento. Educarci alla prossimità e aiutare a contrastare una cultura dello scarto e una società che punta sempre più all’indifferenza, è il messaggio più forte di Laura oggi. Lei ha incarnato l’ “I Care” per lottare contro la prepotenza e la violenza. In un periodo dove  la complessità della vita liquida ti consegna: “tutto è consentito” in virtù di una pseudo libertà, la testimonianza di Laura offre un progetto di vita concretamente cristiano e salesiano che aiuta a dare valore ad una pienezza di vita. Una vita che sa molto di emancipazione  culturale e sociale.

Un accenno alla biografia ci aiuta a scoprire la grandezza di questa ragazza.  Nacque 5 aprile 1891, in Cile. Era la figlia maggiore di José Domingo Vicuña e Mercedes Pino. Alla fine del XIX secolo il Cile stava attraversando un periodo politicamente difficile e Claudio Vicuña, un lontano parente del padre di Laura, fu coinvolto in una disputa per il potere, mettendo così in pericolo di morte tutta la sua famiglia.

A poco più di 3 anni Laura rimase senza padre. La madre, Mercedes, si ritrovò praticamente in miseria, cosicché, insieme a Laura e ad un’altra figlia, si rifugiò in Argentina. In cerca di lavoro, arrivò presso la tenuta di Quilquihué, appartenente al signor Manuel Mora. Questi spinse la madre di Laura a diventare la sua amante, offrendole in cambio l’educazione delle figlie. Sin dalla più tenera età, Laura non solo convisse con la violenza intra-familiare, ma ne fu vittima, subendo la terribile violenza delle molestie sessuali da parte del suo patrigno. Molto sensibile alla dimensione religiosa, il 2 giugno 1901, fece la sua Prima Comunione; mostrando una forte disposizione a comprendere il messaggio evangelico, aveva colto il profondo senso del peccato come allontanamento ad essere incastonati nel cuore di Dio.  Con una profonda lucidità sui principi morali, vedeva con dolore la situazione di vita di sua madre, e le portava atteggiamenti concreti per far fronte alla violenza cui era sottoposta.

In questo contesto, e con la chiara consapevolezza che la violenza subita da sua madre erano contrari all’etica e al rispetto della sua dignità di persona e di donna, Laura appena adolescente ebbe abbastanza coraggio per combattere, in modo pacifico, non esitando ad offrire la propria vita in favore della liberazione della madre, incapace di reagire per riappropriarsi della sua dignità di donna, madre libera. E’ necessario approfondire la sua storia personale e percepire nel percorso della sua vita la sua forza interiore e la sua resistenza alla violenza intra-familiare. Una violenza a 360°, una vita vissuta con un bruto, che pensava che con il denaro potesse  comprare vite, cancellarne la dignità. Un pensiero che purtroppo anche oggi, attraverso la cultura della banalità del male, è diventato una strada per tanti, accompagnata dall’indifferenza e il consenso di tanti. Il vivere insieme ad una persona, come percorso d’amore, come crescita e scoperta insieme della bellezza e della fragilità dell’amore, non sempre è la strada maestra. Vivere non d’amore, ma consumare affetti, senza impegni e responsabilità non può essere una cultura dominante;  lo stare insieme esige Impegnarsi, rispettarsi, maturare, accompagnarsi nel percorso della vita, accogliere la vita e misurarsi con le difficoltà che la vita riserva di vivere.  Certamente, il messaggio di Laura affonda le sue radici profonde  nel Vangelo creduto e vissuto, nell’assunzione di responsabilità a viso aperto che contrasta la violenza di un uomo che  non sapeva il senso della dignità, nel rispetto dell’altro che va accolto ed amato. Non vi è alcun dubbio che  oggi ci troviamo innanzi   ad una serie di complessità che in modo ostativo intralciano lo sviluppo di ogni progetto educativo. Viviamo nell’era della “Qualipatia”, intesa come il rifiuto per tutto ciò che richiama la qualità della e nella vita. Non è stato così per Laura che disperatamente nella vita ha cercato il profondo senso delle cose e delle relazioni.   Ha  vissuto la coerenza in ciò che credeva profondamente, qualità nella sua vita che impattava su tutto ciò che faceva, scuola, compagni, amici. Ha trovato lo scoglio della violenza vissuta nei rapporti familiari e ha trovato forza e coraggio non solo per combattere Mora Manuel, ma anche perché la madre si riappropriasse  della sua dignità di donna libera. Offre la sua vita, così preziosa perché la madre riassaporasse l’essenza dell’essere libera.  Laura Vicuña, beata della Famiglia Salesiana –  la cui memoria liturgica si celebra  oggi 22 gennaio –  è considerata la patrona delle vittime di maltrattamenti e violenze intra-familiari. Per capirne il perché è necessario approfondire la sua storia personale e percepire, nel percorso della sua breve vita, la sua forza e la sua resistenza alla violenza domestica.  Oggi dovremmo ricordare che per uno “pseudo amore” donne vengono usate, maltrattate, cacciate, picchiate, umiliate e ricordare l’insegnamento di Laura che per vero amore si è ribellata, è riuscita a salvare la mamma portando la luce del Vangelo, una testimonianza tenace.  Chi ama ti rende libero, ti aiuta a crescere nella dignità, a sperimentare confronto nella complessità della diversità e a crescere. Lei è riuscita a confrontarsi con un alto progetto di santità,  da grande credente ha cercato la bellezza dell’amore e dell’amare, fuggendo con orrore  la banalità del male, chiamato comunemente “ peccato”.  Il 22 gennaio del 1904 muore riconducendo la madre alla serenità libera dalla convivenza di Manuel Mora. Il suo esempio di profonda spiritualità ci lancia innumerevoli interrogativi e la convinzione che la vita necessita di qualità.    

suor Marilena Mercurio FMA

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