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Casa Futuro, esperienza di speranza e rinascita

Dal 12 al 15 settembre la Vicaria ispettoriale sr Maria Ruta, sr Angela Galizia, sr Clelia La Placa, sr Maria Di Caro e sr Rosanna Zammataro hanno avuto l’opportunità formativa di confrontarsi con la realtà pastorale Casa Futuro a Macerata. Si invita il lettore a leggere la parte della storia della nascita della nuova opera pastorale, è una storia di rinascita che può offrire lumi interessanti sul nostro agire pastorale.

di Maria Grazia Tripi

Formazione esperienziale per le FMA fino a 12 anni di professione presso l’opera salesiana dove operano sia FMA che SDB di Macerata. Dal 12 al 15 settembre insieme ai confratelli dell’Ispettoria Sicula San Paolo, la Vicaria ispettoriale sr Maria Ruta, sr Angela Galizia, sr Clelia La Placa, sr Maria Di Caro e sr Rosanna Zammataro hanno avuto l’opportunità formativa di confrontarsi con la realtà pastorale Casa Futuro presso Macerata.

Nel Consiglio ispettoriale congiunto di luglio si è concretizzata la possibilità di fare insieme questa esperienza, inizialmente pensata dagli SDB per i confratelli, al fine di formarsi a confronto con realtà pastorali significative.

La storia di Casa Futuro è connotata da speranza e rinascita. L’opera SDB di Macerata nasce nel 1890 e si sviluppa nel corso degli anni prevalentemente come istituzione scolastica e diviene punto di riferimento e collettore di numerosi studenti di tutto il territorio marchigiano. Il 2013 segna la chiusura della scuola media e superiore, da anni in difficoltà economica e non più sostenibile. Un duro colpo per la città di Macerata che subiva una grave perdita storica e culturale. L’ispettoria centrale SDB guidata da don Leonardo Mancini decise di scommettere sull’opera e avviò un processo di risignificazione che oggi qualifica l’opera per tutta l’attività educativa non formale che si svolge raggiungendo famiglie e giovani.

Il punto di partenza del processo di risignificazione fu proprio uno dei simboli cardine del cuore oratoriano, il cortile. La presenza delle FMA, che condividono il progetto educativo pastorale, è iniziata nel settembre 2022 anno del 150° dell’Istituto dopo un processo di discernimento avviato dall’Ispettoria romana allora guidata da sr Angela Maria Maccioni. Riportiamo la storia come raccontata sul Bollettino Salesiano del dicembre 2021.

La prima mossa fu quella di riappropriarsi del cortile dell’opera, da anni occupato da un parcheggio, così che i giovani potessero conquistare nuovamente il luogo privilegiato dell’incontro e del gioco tanto voluto da don Bosco. Questa piccola, e al contempo, grande conquista spaziale avrebbe preparato il terreno a nuove intuizioni educative.

In primo luogo, il nuovo cortile iniziò ad ospitare l’Estate Ragazzi, abitualmente svolta nel grande campo posto ad un livello inferiore del territorio della casa salesiana, accanto ai locali dell’oratorio. Il cortile ampio, ben visibile alla città e ricco di zone d’erba e di campi da gioco, si allacciava fortemente al messaggio di speranza che lo stesso nome dell’esperienza proposta affermava: i ragazzi al centro dell’estate.

Lo specifico educativo delle settimane di giugno, dedicate al coinvolgimento di ragazzi adolescenti pronti a regalare ai più piccoli giornate di crescita e di divertimento, inizia con l’essere non tanto il servizio alle famiglie svolto per la città, seppur curato e preparato con dedizione, ma la possibilità di far crescere gli animatori stessi in un’esperienza di dono di sé. A partire dalla prima Estate Ragazzi del 2014, si cominciava così a delineare quello spirito di cura verso adolescenti e giovani che avrebbe dato vita all’oratorio centro-giovanile.

Mentre, infatti, la comunità educativa pastorale cominciava a formarsi, i salesiani dell’opera intrapresero una seconda importante decisione: il vino nuovo, doveva davvero trovare un otre capace di accoglierlo. I vecchi locali dell’istituto dedicati alla scuola assunsero una nuova immagine ospitando l’oratorio, fino ad allora situato in locali separati dall’istituto – i piani superiori negli anni successivi avrebbero ospitato alcune classi di istituti scolastici maceratesi, anche in seguito al terremoto del 2016. Ciò che fino ad allora era stato inimmaginabile, la fusione fra oratorio e istituto, stava avvenendo e si trattava di qualcosa che andava oltre ad un semplice trasloco. Imparare a pensare l’oratorio come una grande casa, aperta ai giovani e alla città, un laboratorio di crescita non solo per bambini, ma adolescenti e giovani universitari era la nuova sfida. A dare fondatezza spirituale ad ogni mossa, il lungo cammino spirituale intrapreso dalla comunità educativa pastorale intorno alla centralità dell’Eucaristia.

Se, infatti, l’opera fino a poco prima divisa fra scuola, oratorio e numerose associazioni (scout Agesci, mgs Sermig, pgs Robur 1905…), aveva vissuto una silenziosa ma importante scissione in gruppi interni, l’incontro nell’appuntamento domenicale e la cura di momenti di preghiera settimanali furono i punti di partenza fondamentali.

Con il tempo e non senza difficoltà, si stava attuando una lenta conversione dei cuori e delle anime di educatori, adulti, famiglie e giovani attorno ad una comune missione educativa; un processo lungo e non privo di divergenze che si sarebbe infine rivelato estremamente generativo. L’istituto San Giuseppe assumeva sempre più il volto di un oratorio centro-giovanile, che a sua volta si modellava intorno a quella idea di Casa che don Bosco aveva immaginato per i suoi ragazzi, fin dal primo oratorio di Valdocco. Una realtà in cui i giovani potessero allenarsi come in una “palestra di vita” e, al contempo, trovassero un ambiente familiare.

Ci sembra significativo concludere questo articolo con una citazione su una nuova concezione con cui dovrebbe essere pensato un oratorio.

“Oggi l’oratorio non è più solo un luogo di divertimento e di svago, ma nella nuova concezione dovrebbe essere uno spazio in cui concretamente si realizza la promozione sociale e cristiana dell’individuo, in cui si generano opportunità per sollevare i ragazzi dalle difficoltà, un luogo in cui si può fare orientamento per l’indirizzo scolastico, per la ricerca di una occupazione o intraprendere un percorso di recupero della persona che renda dignitoso e attuabile il proprio progetto di vita” Don Ennio Borgona

Sito Web https://www.salesianimacerata.it/

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