Figlie di Maria Ausiliatrice | Sicilia

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150° FMA | Istituto don Bosco Messina

Rubrica a cura di Carmelina CONIGLIONE, FMA

Messina dopo il terremoto e la fondazione dell’Istituto

La nascita di un’istituzione scolastica femminile a Messina era diventata una necessità di primo piano dopo il terribile terremoto del 1908, che aveva causato migliaia di vittime e raso al suolo la città.[1]La catastrofe aveva fatto scomparire nuclei familiari, interi quartieri e il 90% degli edifici. Mancavano scuole e punti di riferimento per la gioventù. Messina nel 1930, si riprendeva con fatica.

     Uno dei protagonisti di primo piano nella ricostruzione della città fu l’arcivescovo Mons. Angelo Paino. A lui si deve l’idea e il merito di iniziare, nel quartiere Lombardo, l’imponente casa del Don Bosco, che venne offerta all’istituto delle FMA con la richiesta che vi si svolgessero soprattutto scuole femminili (ginnasio, liceo, istituto magistrale) allo scopo di smistare la popolazione scolastica della città e le opere assistenziali gratuite, a vantaggio delle figlie del popolo.[2]

Rivolgersi contemporaneamente alle fasce popolari insieme alle più agiate, con opportune e differenti offerte formative, rientrava nello stile salesiano e nell’impegno di avvicinamento di gruppi sociali, all’epoca ancora abbastanza distinti, soprattutto in alcuni contesti; pertanto la superiora generale , madre Linda Lucotti, avendo accettato la proposta, incaricò Sr Maria Zucchi [3], direttrice della casa di Alì , di recarsi dall’Arcivescovo per prendere gli accordi per il nuovo istituto, a cui dare anche il nome. Lei propose: “Istituto Don Bosco”. Nonostante fosse impegnata nella casa di Alì, Sr Maria Zucchi seguiva con fervore lo svolgimento della nuova opera, provvedendo alle necessità più urgenti e ai lavori provvisori per rendere abitabile e sicura la parte della casa già terminata”.[4] La costruzione comprendeva un intero isolato a due piani con terrazze, cortili, verande, saloni e aule. Ella fece subito sistemare alcuni ambienti come abitazione provvisoria delle suore, che vi presero definitivamente alloggio il 23 giugno 1930.

Inizio dell’opera educativa delle FMA nella città

La nuova comunità, formata da 18 suore, con a capo sr Zucchi, si adoperò per l’accoglienza delle giovani, dando il proprio contributo di lavoro e di sacrificio perché la nuova opera fosse basata su solide fondamenta[5] .Un grande pilastro che doveva sostenere la comunità era per lei la pratica della carità e l’osservanza della Regola[6]. Esortavale suore a seguire le orme di madre Morano perché la nuova casa fosse feconda di bene per le anime. Le suore si adoperavano per accogliere fraternamente le alunne e far sentire loro lo spirito di famiglia. Il primo giorno di scuola le alunne erano solo 19 e sr Zucchi lo vide come buon auspicio, perché il numero le ricordava S. Giuseppe; quindi condusse le alunne in cappella per recitare tre Ave Maria alla Madonna e affidare a Lei il piccolo seme, che presto avrebbe dato i suoi frutti. Il 6 ottobre entrò in collegio la prima educanda, Caterina Gulli, della provincia di Reggio Calabria.[7] “Era la prima pietra del nuovo educandato, accolta con allegria e nella fiducia che sarebbe stata seguita da altre. […]. L’inizio fu semplice e modesto, ma in tempo relativamente breve, la speranza non venne delusa.   Il da Mihi animas per sr Zucchi non si limitava solo al campo scolastico, mirava ad un orizzonte più vasto: all’insegna dello stile di Mornese le suore, guidate dall’energia apostolica della direttrice diedero inizio all’oratorio per accogliere le ragazze povere del quartiere. La cronaca della casa riporta la gioiosa apertura dell’oratorio e il graduale incremento delle ragazze che lo frequentavano”:[8]

” Le alunne della scuola conducono le loro sorelle, le amiche, persone di servizio. Sono circa ottanta, liete di scorrazzare liberamente nel cortile. Si ricalca Valdocco e Mornese. Si insegna una lode alla Madonna «Ausiliatrice Vergine bella», si fa un po’ di catechismo e prima di licenziarle si conducono in cappella per una visita al Sant.mo Sacramento e a Maria SS.ma, quindi si distribuiscono le castagne, accettate da tutte con allegria. Tornando a casa promettono di venire la domenica conducendo altre amichette; si tratta di ragazze abbandonate a se stesse, lasciate nella più deplorevole ignoranza di ogni verità e pratica religiosa”.[9]

L’oratorio, con affluenza quotidiana e non solo domenicale, come era più comune, diretto principalmente “alle figlie del popolo” e “alle bimbe della strada” divenne luogo di gioia, di evangelizzazione e formazione umana. In esso si svolgevano, con orario ben definito, attività di laboratorio: taglio, cucito, musica, pittura, doposcuola, ricreazione, catechismo e canto. Le fanciulle, potevano beneficiare di un’educazione religiosa e per l’assiduità venivano premiate.[10]

Agli aspetti spirituali si univano anche le iniziative materiali e di carità specialmente per le fanciulle bisognose. Il teatro aveva un posto formativo e di rilievo, ma al di sopra di tutto era molto curata la preparazione ai sacramenti, la Santa Messa e gli Esercizi spirituali.  “Le oratoriane facevano progressi veramente consolanti nella condotta, nella pietà e nello studio del catechismo”.[11]

La cronaca dei primi anni della casa evidenzia, altresì, come le prime associazioni frequentate dalle ragazze: Devoti di Maria Ausiliatrice, Angioletti, Guardia d’onore, ed Ex Allieve fossero, fin dall’inizio dell’istituto, erano in costante aumento. La formazione religiosa delle giovani era un impegno primordiale per sr Zucchi che sapeva coinvolgere tutta la Comunità.[12]


[1] Cf” Corriere della Sera”,30 dicembre 1908.

[2] Cf Mons. Paino si dimette da Arcivescovo, in “La Scintilla. Settimanale Cattolico di Messina”, 17 marzo 1963.

[3] Sr Maria Zucchi, nata in Piemonte a Casale Corte Cerro (NO) nel 1875 e deceduta a Torino nel 1949, è stata una Figlia di Maria Ausiliatrice dalla personalità robusta, colta, intraprendente, dedita alla missione educativo-scolastica e non solo. Svolse quasi tutta la sua attività educativa nell’allora lontana Sicilia.

A Messina operò, con audacia apostolica, dal 1930 al 1945, anni intensi che videro la nascita, l’incremento delle opere, ma anche la distruzione e la graduale ripresa dell’istituto Don Bosco dopo la seconda guerra mondiale. Cf Carmela M. Coniglione, Sr Maria Zucchi e l’impronta salesiana nell’istituto don Bosco di Messina (1930-1945), in Francesco Motto e Grazia Loparco (a cura di), Volti di uno stesso carisma.  Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice nel XX secolo, LAS-ROMA,2021, p.171.

[4] ACCIDB-ME, 11 maggio 1930.

[5] ACCIDB-ME, 23 giugno 1930.

[6] Ibid., gennaio 1938.

[7] 6 ACCIDB-ME, 27 settembre 1930.

[8] Cf Carmela M Coniglione, Sr Maria Zucchi e l’impronta salesiana…p.176.

[9] ACCIDB-ME, 9 settembre 1930.

[10] CF ACCIDB-ME, 9 settembre 1930; e 6 gennaio 1932.

[11]  ACCIDB-ME ,24 aprile 1937.

[12] Carmela M. CONIGLIONE, Sr Maria Zucchi e l’impronta salesiana …p.176.

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