Figlie di Maria Ausiliatrice | Sicilia

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Una conclusione a tre voci…

L’assemblea CII appena conclusa è stata vissuta con sentimenti di appartenenza al grande mondo salesiano che nella Chiesa intende donare ai giovani Speranza. Il soggetto e la condizione per la missione educativa è la comunità educante. La Madre – ci ricorda sr Emilia Musatti nel suo saluto finale – ha sottolineato 3 aspetti della CE.

  1. Luogo di vita e di spiritualità: la CE non condivide solo il lavoro ma la vita, il carisma, la ricerca, la spiritualità, la passione educativa. Tenere davanti questo grande orizzonte nel processo di crescita della comunità.
  2. Laboratorio di relazioni. Non si dà educazione al di fuori della relazione e la difficoltà non può chiudere la relazione.
  3. Laboratorio di progettualità: è l’esperienza che viviamo nelle singole comunità educanti. Elaborare il pensiero specificando e verificando gli obiettivi. Cogliere la sfida della collaborazione. È il cammino che dobbiamo fare, sperimentiamo che è difficile mettersi insieme per un progetto comune da realizzare. Collaborare richiede stima , suppone di accogliere le diversità di pensiero, di accettare che quanto realizziamo insieme non porta la firma di nessuno.

Siamo ad un livello nazionale – ci ricorda Sr Anna Razionale nel suo saluto finale – ogni ispettoria si metterà in sintonia con quello che riterrà più importante. Occorre essere sempre più consapevoli del fatto che l’ evangelizzazione, pur avendo bisogno di strategie comunicative, è soprattutto questione di cuore, capacità di dimorare nella Parola. Il Vangelo ci invita a lasciarci accogliere, a fidarci, annunciare non dal punto di vista in cui siamo noi, ma dal punto di vista in cui sono i giovani. Accogliere questa realtà che è fatta di rischi ma anche di tante promesse. Certamente siamo chiamate a vivere l’esperienza dell’esodo dalle nostre sicurezza, certe che chi rimane in lui porta molto frutto. La Madre ci dice che i 140 anni di storia non hanno indebolito la forza del carisma, ma è importante nutrirsi della ricchezza del presente e dare nuovo vigore guardando il futuro con occhi di speranza.

Nella sintesi finale elaborata da sr Piera Ruffinato emergono tre provocazioni…

1 Come vasi d’argilla siamo persone con un mandato che le supera. L’incontro con il limite oltre a farci molto umane, ci fa molto persone di fede!Il Carisma di speranza nei 140 anni è stato vissuto con entusiasmo celebrativo, ma occorre che non rimanga solo celebrazione e diventi consapevolezza nelle nostre comunità. Non possediamo né oro né argento, ma abbiamo il Vangelo ed è quello che vogliamo donare.

2 Con uno sguardo creativo: sguardo che si posa sui giovani, sul mondo di cui siamo parte cogliendone il punto accessibile al bene. Questa è la nostra posizione nel mondo, cercatori di bene e di risorse, capaci non solo di potenziarle ma anche di supporle. Supporre il bene per farlo nascere. Questo sguardo creativo non può darsi se non attinge allo sguardo creatore di Dio che si posa con bontà e fiducia sulla creazione e sull’uomo. Dove c’è l’amore c’è un occhio che vede e che si accorge. E come FMA dobbiamo rispondere alla chiamata di declinare questo sguardo creatore in forma femminile. Riprendere, approfondire la dimensione della femminilità delle nostre comunità educante. L’evangelizzazione è cosa di cuore, è cosa di vita, si trasmette con la vita. E chi più di una donna lo sa?

3 Con un orecchio che ascolta essere orecchi che ascoltano le invocazioni che salgono dal mondo e dai giovani. Ascolto che precede la parola, si libera dalle parole sui giovani. Diciamo molte parole su loro e siamo poco disposti a metterci in ascolto di loro. Amare i giovani significa mettersi dalla loro parte realmente, fedelmente.

4 “ pregate molto e di cuore” Madre Mazzarello usava un linguaggio esperienziale. Si fa esperienza di fede nella preghiera! Non è la quantità solo. È il cuore che prega. Dalla preghiera ricevete gli aiuti necessari per la vostra missione. Non può darsi nessuna evangelizzazione senza mettersi in ginocchio. Le anime si salvano in ginocchio! L’esperienza della fede va oltre la celebrazione formale della chiesa, trovare dei percorsi per fare scuola di preghiera, aiutarsi per aiutare a pregare. Tutte le nostre comunità sono un’invocazione allo spirito perché possiamo essere da lui evangelizzate.

5 Comunità che evangelizza e si lascia evangelizzare. Essa è un cantiere sempre aperto. Ci dà l’idea della coscienza della non –linearità. La realtà umana cammina a strattoni, in questa dinamica che ci fa molto soffrire, l’incontro con il limite oltre a farci molto umane, ci fa molto persone di fede!

6 Corresponsabilità come strategia e percorso. Siamo piccoli tasselli di questa chiesa, senza voler essere quello dell’altro. Vedere il compimento dell’evangelizzazione con questa rifrazione di mille attività ed opere. Una singola cellula non può raggiungere tutto, tutte insieme sì. Ottica di unità, corpo mistico che salva i giovani. Il nostro istituto è un grande polmone che respira spirito santo per darlo ai giovani.

7 Sussidiarietà come apprezzamento di ciò che l’altro ci dà e fa.

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