Catechesi del 13 agosto di María del Carmen Canales FMA
È per me un segno bello della Provvidenza poter essere oggi qui, a Mornese, con voi e condividere una catechesi di questo Confronto Italia 2013 che avete preparato con tanta cura, da tempo, creando una certa sensibilità riguardo la bellezza di vivere la vita testimoniando la gioia. A Mornese non è necessario parlare di Maín. Avete visitato i luoghi dove lei ha vissuto: sono come degli altoparlanti per i cuori aperti ai valori della vita, del servizio gratuito, della speranza. Vi sarete resi conto che Mornese è Maín e Maín è il cuore di Mornese. “Abbiate un cuore tutto per Dio” Ciò che avete visitato e contemplato è stata soprattutto “un’esperienza”, l’esperienza di una giovane che ha vissuto il dono totale di sé agli altri, con il cuore pieno di amore perché lo riempiva costantemente di Dio e della vita abbondante che Egli solo dona. Diceva spesso “Abbiate un cuore tutto per Dio” e voleva dire “Abbiate un cuore tutto per gli altri”. È questa espressione comunicata, ascoltata ed anche trasmessa nelle lettere da Maín, che vorrei commentare con voi come catechesi. Le esperienze vitali sono il dono migliore per scoprire che Dio c’è e che si manifesta nella vita delle persone. Ho avuto la gioia di partecipare alla GMG 2013 a Copacabana, un luogo solitamente di “turismo di classe”, trasformato in festa della vita, dell’incontro, della comunicazione, dell’apertura a Dio. Tre milioni e mezzo di giovani su quella spiaggia sono stati invitati e inviati a essere discepoli missionari di Gesù, il Signore. Laggiù ho avuto l’opportunità di incontrarmi con tanti giovani del MGS e con tanti altri che non conoscevo, ma era così facile stabilire un dialogo in amicizia e profondità! A Copacabana si è rafforzata un’autentica cultura della comunicazione. Ho approfittato di questo vasto e interessante ambiente per dialogare, non solo con quelli che già conoscevo, ma anche con altri e altre giovani con cui ho potuto stabilire nuove amicizie. Juliana, giovane uruguayana di 19 anni, sollecitata da una semplice domanda da parte mia, mi ha spontaneamente raccontato il suo incontro con Gesù Cristo. Due anni fa ha deciso di ricevere il Battesimo e quest’anno i sacramenti dell’Eucaristia, della Riconciliazione e della Cresima: da allora Gesù occupa nella sua vita un posto importante. “Oggi, diceva, non posso guardare la vita senza di Lui, non mi posso immaginare senza che Lui sia presente nel mio quotidiano, quando sono con le amiche e gli amici, quando studio, quando condivido con i miei genitori o con altre persone… Lui mi riempie di gioia e di pace. Trovandomi con Lui ho imparato a guardare gli altri con occhi diversi, sono cosciente di essere passata dalla cultura dell’egoismo, dove il centro ero io e le mie cose alla cultura del dono e della solidarietà, sentendo come mie le necessità e i bisogni degli altri. Dono e solidarietà fino ad ora non erano parole del mio vocabolario: qui mi sono resa conto di queste nuove realtà ed ho aperto gli occhi sulla vita degli altri. La cultura della decisione Maín, che avete incontrato qui a Mornese, non solo apre gli occhi sulla realtà nella quale vive, ma si proietta più in là, al di fuori di Mornese. Matura nel discepolato di Cristo e, allo stesso ritmo, diventa missionaria. Fin dall’infanzia si slancia verso i grandi orizzonti del mondo e lo testimonia quella semplice domanda che da piccola fa a suo papà, preoccupata di conoscere ciò che Dio faceva prima di creare il mondo e le persone. Mentre contempla il cielo si meraviglia, non solo delle stelle che vede, ma di Colui che è l’autore di quella bellezza e che, insieme a suo padre, contemplano. Che cosa faceva Dio? L’interesse e la curiosità su Dio segnarono la crescita di un cuore ardente e in continua ricerca. Questa mattina, cari giovani, avete contemplando i luoghi dove Maín ha vissuto e dove la sua vita è arrivata alla misura alta della vita cristiana, cioè alla santità. Le case di Maín che avete visitato corrispondono alle diverse fasi della sua vita dall’infanzia alla maturità di giovane donna. Anche lei, come tutti noi, ha provato la fatica di discernere ciò che Dio voleva da lei, qual era il piano di Dio per la sua vita. Maín non si è posta il problema della cultura della provvisorietà, perché si è proiettata sempre nella totalità e nel per sempre. È interessante cogliere nella sua vita la testimonianza del SI coraggioso e intrepido. Alle sue amiche che condividevano la scelta di donarsi al Signore per qualche tempo con il voto di castità, lei con molta semplicità, ma con piena decisione e vigore “parte in quarta” e dice: “Io ho dato tutta la mia vita al Signore”. Scelse la cultura della decisione, del perenne. Dove trovava la fortezza? Grazie all’ascolto di colui che l’accompagnava spiritualmente, don Pestarino, Maín è passata dall’essere lei il centro a porre il Signore Gesù quale centro della sua vita, incondizionatamente. Forse, anche senza conoscere pienamente il messaggio di Paolo, anch’ella aveva detto: “Per me vivere è Cristo e morire un guadagno”. Da giovane, si era lasciata contagiare da questo amore. Siete passati di fronte alla “casa del tifo” della Valgelata, dove Maín si è data pienamente e generosamente ai suoi famigliari ammalati. In quell’ambiente lei sa bene che non le importa perdere la vita, pur di aiutare quei cari malati, sa che deve uscire da se stessa per aprirsi alla solidarietà della carità e al servizio generoso di coloro che stavano soffrendo e correvano il pericolo di morire. A quel tempo Maín non aveva ancora scoperto il suo cammino futuro, ma già faceva allenamento di donazione piena, di dimenticanza di sé, di apertura alle persone bisognose di qualcuno che sapesse abbracciare la croce di Cristo. La fede per Maín è gioia: era convinta che non ci sia dono più grande, non ci sia gioia più vera, che vedere ogni cosa alla luce dell’amore di Dio. Non avrebbe avuto timore di dire come Paolo: “Il mio rimanere nel corpo è più necessario per voi”. Era convinta che la sua vita, afferrata da Cristo, potesse essere di stimolo per gli altri a crescere nella gioia della fede. Una gioia profonda che è l’incontro con l’amore di Dio che, con tenerezza e forza, chiama a partecipare al suo disegno di bene. Dei sì con fedeltà e dei no con fermezza Anche voi, cari amici, sapete che, quando incontrate Gesù sul serio e lasciate che la vostra vita sia trasformata da Lui e dal Vangelo, potete cambiare la società, potete cambiare l’economia, potete cambiare la politica. Con il Signore Gesù potete dire dei sì con fedeltà e dei no con fermezza. No a tutte le forme di dipendenza che legano e rendono sterili le vostre forze di libertà, no alle schiavitù e alle ingiustizie contro tante persone umane in questo inizio del terzo millennio, no alla manipolazione della vita, no alla violenza e ad “armarsi per difendere” la pace. Sì alla volontà di cambiare, di abbattere le ingiustizie, di aprirsi all’incontro con tutti! Cari amici del MGS Italia, papa Francesco proprio qui in Italia, ci ha dato l’esempio di ciò che noi conosciamo bene dalla prassi dei nostri santi. Don Bosco a Torino andava a cercare i giovani più poveri, abbandonati e in pericolo. Maín qui a Mornese cercava le bambine più bisognose, le mamme in difficoltà, le situazioni più faticose, come quella dei suoi famigliari ammalati, e lì si faceva vicina alle persone, lì diventava presenza di amore, di tenerezza e misericordia per tutti. Come una calamita, attirava e coinvolgeva tante altre amiche in questa presenza, fermento di bene che trasformava il paese di Mornese. L’esempio di papa Francesco rinforza per noi oggi l’esempio di don Bosco e di Maín: la celebrazione del Giovedì santo al carcere minorile di Casal del Marmo, con la lavanda dei piedi a dodici vostri coetanei detenuti; la festosa visita ad una parrocchia della periferia romana; la breve presenza sull’isola di Lampedusa, con l’efficacia di parole, gesti e incontri, sono segni e simboli che dobbiamo accogliere nella loro trasparente semplicità e nella loro esigenza evangelica. Questo vostro essere qui in tanti da varie regioni d’Italia, cari amici, è segno di speranza. Occorre essere in molti oggi per avvolgere di bene tanti giovani e tanta gente stanca, confusa, smarrita… Il Movimento Giovanile Salesiano, di cui fate parte, si presenti senza paura sul territorio e nella società italiana: avete molto da dire, da proporre, da condividere. Il MGS è «un Movimento mondiale, segno della comunione di popoli e culture. Rappresenta una grande opportunità per lavorare in rete a favore della dignità della persona, della promozione delle giovani generazioni, della solidarietà con i poveri, della nuova evangelizzazione». In questa linea papa Francesco ha detto ai giovani argentini: «… io voglio che vi facciate sentire nelle diocesi, voglio che si esca fuori, voglio che la Chiesa esca per le strade, voglio che ci difendiamo da tutto ciò che è mondanità, immobilismo, da ciò che è comodità, da ciò che è clericalismo, da tutto quello che è l’essere chiusi in noi stessi. Le parrocchie, le scuole, le istituzioni sono fatte per uscire fuori…, se non lo fanno diventano una ONG e la Chiesa non può essere una ONG […] Grazie per ciò che potrete fare». I “laboratori della fede” Costruite lì, dove siete all’opera con Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice, comunità autenticamente giovanili, cristiane, vive, di giovani che sanno costruire “laboratori di fede”, dove si usa il linguaggio delle metafore, che parla della quotidianità più semplice, dove si testimonia con credibilità l’amore e la cura per i piccoli, i poveri, i deboli, dove si vivono occasioni di esperienza. «A partire dalla considerazione delle relazioni fondamentali della persona, è opportuno progettare esperienze che educhino gradualmente ad uno stile relazionale evangelico. L’esperienza è una realtà vissuta con intensità e globalità, è il modo più diretto con cui si giunge a conoscere e a lasciarsi modellare da ciò che si sperimenta. Fare esperienza significa mettere in atto un processo di unificazione tra i vari dinamismi della persona: cognitivi, emotivi, operativi, sociali, motivazionali, per giungere a scegliere il bene e il vero con la totalità del proprio essere. Essendo un’interpretazione del vissuto, essa è nuova sintesi esistenziale e si esprime grazie alle potenzialità della comunicazione umana. Attraverso l’esperienza la persona giunge a conoscere in modo vitale una determinata realtà perché, situandosi di fronte al mondo e agli altri, li accoglie nel suo universo interiore arrivando ad una sintesi personale. L’esperienza quotidiana aiuta a ricercare il senso della propria vita. Questa ricerca va educata, a volte sollecitata e altre volte semplicemente individuata e valorizzata mediante proposte che permettono alle giovani e ai giovani di riscrivere continuamente il contenuto della loro esperienza cristiana, in dialogo con le proprie attese e desideri più profondi». Non abbiate paura dei vostri dubbi di fede: dialogate, cercate, condividete per rendere ragione della vostra speranza. Solo così matura la vostra fiducia nel Dio che si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, nel Dio della comunione trinitaria. Tutti vedano la vostra gioia di credere, tocchino l’esuberanza di rivelarvi come cristiani anche in quegli ambienti dove non vi accettano facilmente come discepoli di Gesù. Se amate con tenerezza e perdonate senza indugio, se siete misericordiosi con tutti, se siete buoni con tanti vostri amici che cercano accoglienza (anche se mascherata con indifferenza, prese in giro, cinismo…) conquisterete il cuore di tanti. Avete visto alla Valponasca il forno dove la famiglia Mazzarello cuoceva il pane. Siate un MGS che sforna tanti buoni, freschi, fragranti pezzi di pane per sfamare la fame di senso di tanti vostri coetanei. Come un buon pezzo di pane fresco, “lasciatevi mangiare” dalle necessità e dai bisogni di giovani, piccoli, poveri, spesso senza voce. Devono sapere di poter contare sulla vostra voce, devono poter sapere che, insieme, voi e loro, siete il Movimento Giovanile Salesiano che don Bosco e Madre Mazzarello sognano per l’Italia del 2015. Alcuni studiosi dicono che viviamo un momento in cui la tradizione culturale del cristianesimo è illeggibile e che si vive oggi in Italia uno stand-by nella pratica religiosa. Dietro l’allontanamento di tanti giovani dalla Chiesa c’è l’inefficacia della trasmissione e comunicazione della fede nelle dinamiche sociali, culturali e familiari. Sembra che non si capisca più a cosa serve il Vangelo per la qualità umana della vita. A nome delle FMA qui presenti vorrei esprimervi il nostro impegno di volervi ascoltare, parlando i linguaggi che voi potete capire. Questo sforzo non l’abbiamo sempre fatto in modo adeguato, si è creata una distanza talvolta, mentre comunicare vuol dire proprio ridurre le distanze, far crescere ciò che è comune, esprimere la dimensione del contatto, far sentire la vicinanza. Vorremmo tutti noi educatori ed educatrici qui presenti imparare sempre meglio lo stile comunicativo di papa Francesco, strumento preziosissimo di pedagogia della comunicazione. Vogliamo con voi costruire ambienti, comunità giovanili autenticamente salesiane, che ‘sanno di Vangelo’, dove – con semplicità e insieme – motiviamo ogni gesto e ogni parola della nostra fede. Nella loro prassi pedagogica don Bosco e Maria Domenica mostravano che la fede in Gesù parla all’umano, dà senso e orientamento all’umano. Gesù attirava Maín Proprio Maín in questo paese di Mornese, in queste colline, tra queste persone, sapeva contagiare di gioia di vivere, a partire dalle cose più semplici e quotidiane: il saluto, la comunicazione, l’attenzione, i pasti… riscoprendo dimensioni talvolta dimenticate, come quella del silenzio, della volontà, del sacrificio, del pudore. È in queste situazioni, cari amici, che – come a Mornese – possiamo oggi sviluppare e rafforzare una fede autentica e una capacità nuova di preghiera, quella “preghiera coraggiosa” di cui spesso ci parla papa Francesco, che ‘lotta’ per chiedere a Dio, seriamente e fiduciosamente, ciò che serve ai nostri fratelli e sorelle oggi. Nelle Linee orientative della missione educativa delle FMA, il documento che presenta sinteticamente il modello FMA della Pastorale giovanile per questo tempo, abbiamo scritto che la pastorale giovanile «ha come obiettivo prioritario quello di condurre all’incontro con Gesù di Nazareth», all’incontro con il Dio narrato dall’umanità di Gesù di Nazareth. In questa linea, come educatrici e educatori, ci impegniamo, proprio qui a Mornese, a prendere sul serio tutta la vita dei piccoli, dei giovani e ogni loro esistenza, con il loro carico di inquietudine, fatica, ansia, paura. Papa Benedetto aveva scritto nella “Caritas in veritate”: “Tutto l’uomo e tutti gli uomini”, cioè mente, affetti, fisicità, spiritualità, tutta la persona umana. Gesù attirava Maín, e lei, alla scuola di Gesù, imparava a lasciarsi contagiare dall’amore per gli altri, a guardarli sempre con bontà e misericordia, alla scuola di Gesù ha imparato a pregare il Padre, a orientarsi verso di Lui in ogni istante della vita, facendo di ogni azione un atto d’amore. Maín era così in sintonia con Dio che non solo lodava, ma al quale manifestava anche il suo amore tenero e intenso, comunicandolo in modo contagioso anche alle altre persone che incontra. Significativa questa sua espressione: che ora è? A chi non poteva rispondere perché non aveva l’orologio, lei faceva capire che ogni istante può essere tempo di amare Dio, di essere tutta sua, di mettere Cristo al centro della propria vita. La presenza di Gesù è stata il motivo della sua costante ricerca, come pregava il salmista: Io cerco il tuo volto Signore, fammi vedere il tuo volto. La vita di Maín cambiò proprio perché pose Cristo al centro della sua vita. È questo ciò che Papa Francesco ha detto ai giovani convenuti a Rio: «Quando c’è Dio, nel nostro cuore dimora la pace, la dolcezza, la tenerezza, il coraggio, la serenità e la gioia, che sono i frutti dello Spirito Santo (Cf Gal 5, 22); allora la nostra esistenza si trasforma, il nostro modo di pensare e di agire si rinnova, diventa il modo di pensare e di agire di Gesù, di Dio. Cari amici, la fede è rivoluzionaria e oggi ti chiedo: sei disposta, sei disposto a entrare in quest’onda rivoluzionaria della fede? Solo entrando in quest’onda la tua giovane vita acquisterà senso e così sarà feconda!» La fecondità del cuore La fecondità del cuore di Maín, cuore tutto per Dio e per gli altri, è chiaramente segnata da luoghi e spazi precisi. Per esempio: ogni giorno, sin da adolescente, svolge un servizio generoso e di totale disponibilità alle necessità della sua famiglia e con sacrificio si pone in cammino verso la Chiesa parrocchiale per cercare Colui che ama. Mette Cristo nella sua vita e dà spazio alla celebrazione dell’incontro con Lui nell’Eucaristia. Vive la preghiera sistematica, coinvolgendo anche i suoi fratelli e sorelle più piccoli e i genitori. Alla sera, volgendo lo sguardo agli orizzonti ampi ed estesi dalla finestrella della cascina della Valponasca, Maín contemplava nel silenzio della preghiera e dell’adorazione, ascoltava l’invocazione, il lamento, il grido dell’umanità, di tante e tanti giovani che avevano bisogno della sua amicizia, del suo incoraggiamento, della sua testimonianza di fede. Maín non solo cercava il Signore, ma si è lasciata cercare da Lui, perché Gesù è un amico che non delude. In questo modo ella diviene una giovane donna capace di amare con così tanta passione da attirare le persone, con la testimonianza gioiosa del suo amore, con la forza trasformatrice del Vangelo. La fecondità del cuore di Maín, cuore tutto per Dio e per gli altri, può diventare anche la vostra esperienza di giovani donne e uomini oggi. Tutti respiriamo un certo clima di “stagnazione”, vediamo pochi volti di bimbi attorno a noi, si pospone l’esperienza di “generare vita”, che non è solo un’esperienza biologica ed affettiva. Come MGS siamo chiamati a scegliere in modo consapevole, dettato da volontà e libertà, di generare vita, prendendosi cura soprattutto di chi è più debole, vulnerabile, meno amabile. Siamo chiamati come MGS a scegliere – non solo attraverso la genitorialità responsabile – di dare alla luce, mettere al mondo talenti, sorriso, cura, vita, dimenticandoci di noi stessi. Tutti abbiamo visto a Copacabana lo splendido esempio di quella famiglia brasiliana che ha portato all’offertorio, durante l’Eucaristia conclusiva della GMG, la loro piccola, viva, anche se affetta da una grave disabilità… Tutti noi là presenti abbiamo spontaneamente applaudito a quei genitori coraggiosi, a Francesco che ha benedetto tutta la famiglia con un amore speciale… Forse tante e tanti di voi si sono commossi, ma questo è il Vangelo vissuto nel quotidiano, il Vangelo per me, per te, per tutti noi. Lasciamoci interrogare da queste testimonianze credibili, cari amici, dalla vita fatta di eccezionalità e ordinarietà: è lì che Dio vive e si incarna. MGS, comunità ecclesiale giovane Certo, alcune scelte possono solo avvenire all’interno di una comunità cristiana e il MGS è questa comunità ecclesiale giovane, capace di umanizzare la società, capace di accompagnare all’incontro con il Signore Gesù e capace generare alla fede e educare alla fede, offrendo ascolto, offrendo la voce, soprattutto ai giovani che non hanno voce, offrendo presenza, che i nostri santi chiamavano assistenza. Il MGS, come comunità ecclesiale giovane, vive e approfondisce la Spiritualità Giovanile Salesiana, quale spiritualità che pone al centro il quotidiano nella luce del mistero di Dio, radicata sull’amore alla vita e sull’impegno di renderla “piena e abbondante” per tutti, soprattutto per i più poveri. La SGS orienta verso le dimensioni più alte e impegnative dell’esistenza cristiana e testimoniare la SGS non solo negli ambienti salesiani, ma anche al di là di essi, condividendo l’esperienza di questa spiritualità e i valori del Sistema preventivo, è l’impegno concreto di ogni gruppo e comunità giovanile che gradualmente assimila la SGS, che ha come centro Gesù e il suo Vangelo. È di questo che ci parla Maín qui a Mornese. «Gesù inaugura uno stile nuovo nei rapporti fondamentali che segnano l’esistenza umana. Infatti, egli si rivolge a Dio invocandolo come abbà; non appare mai ripiegato egoisticamente su se stesso; vive la relazione con gli altri come fraternità accogliente portata fino alla donazione della propria vita; apprezza le cose del mondo e quelle create dall’intelligenza umana nella misura in cui contribuiscono al bene delle persone; considera la natura come dono di Dio. Da Gesù e dalle sue relazioni fondamentali con il Padre, con se stesso, con gli altri e con il creato, possiamo attingere i criteri per aiutare le giovani e i giovani a intessere relazioni positive che danno qualità alla loro vita». Una certezza Cari amici, guardate gli ampi orizzonti di Mornese, lasciatevi riempire il cuore dalla stessa voglia di donarvi agli altri, dalla stessa chiamata alla santità che Maín sentì qui a Mornese. Non abbiate paura di donare la vita, di porre i vostri grandi doni al servizio degli altri. Se Cristo è nella vostra vita, allora è possibile mettere Cristo nel cuore degli altri, insieme con la fede, la speranza e l’amore che il Signore Gesù ci dona. Non dimenticatevi che in Maín c’è il realismo concreto e saggio, paziente e pieno di speranza dei piccoli passi, delle scelte nel quotidiano che preparano e aprono agli orizzonti di grandi ideali. Maín ci mostra anche un grande e fiducioso amore per Maria, l’Immacolata e Ausiliatrice: lei divenne la prima Figlia di Maria Ausiliatrice! E Maria sia anche per voi, cari amici, Aiuto e Madre. Lei, la donna della decisione, illumini la vostra mente e il vostro cuore, perché senza paura sappiate obbedire alla Parola del suo Figlio Gesù senza tentennamenti. Che Lei vi doni il coraggio della decisione, di non lasciarvi trascinare da altri che orientano la vostra vita verso mete diverse. Ricordate che la nostra gioia non è quella che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato la Persona di Gesù, che vi invita ad essere discepoli missionari nella realtà in cui vi trovate. Uscite, come Maria fece, in fretta, verso Elisabetta… uscite verso l’incontro con tutte le persone che hanno meno possibilità di voi e che sono al margine della storia. Ascoltate e rendete vita ciò che sentite nel profondo del cuore. Non lasciate che queste giornate del Confronto trascorrano e si concludano senza progettare un impegno chiaro di fede e di servizio agli altri. Senza paura anche voi potete vivere come visse Maín. GRAZIE per l’ascolto.