Roma (Italia). L’8 marzo si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale delle donne per il riconoscimento dei suoi diritti e per affrontare le sfide che ancora rimangono. Parlare delle donne significa riconoscerne la bellezza, la forza a tutti i livelli. Dalla tenacia nella sofferenza, nell’affrontare le lotte e le frustrazioni che continuano a essere presenti nella loro vita, al custodire la speranza, al generare vita, al condividere amore e solidarietà.
Papa Francesco afferma: «Le donne sanno incarnare il volto tenero di Dio, la sua misericordia, che si traduce in disponibilità a donare tempo più che a occupare spazi, ad accogliere invece che a escludere», descrivendo così la donna come “grembo accogliente che rigenera alla vita”. La generatività, intesa come rapporto privilegiato con la vita, la capacità di esserne custodi di farla sviluppare, in senso molto ampio, dall’arte alla capacità professionale, soprattutto nelle relazioni, nella disponibilità all’attenzione, all’ascolto, al farsi carico. Per questo «è auspicabile una presenza femminile più capillare ed incisiva nella Chiesa e in tanti ambiti della sfera pubblica, nel mondo del lavoro e nei luoghi dove vengono adottate le decisioni più importanti. «La Chiesa ‒ continua il Papa ‒ riconosce l’indispensabile apporto della donna nella società, con una sensibilità, un’intuizione e una capacità di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del mistero, alla edificazione di una società più ricca di umanità e di giustizia».Nel Messaggio per Giornata Mondiale della Pace (1995) sul tema “La donna educatrice di pace”, Giovanni Paolo II afferma: «Quando le donne hanno la possibilità di trasmettere in pienezza i loro doni all’intera comunità, la stessa modalità con cui la società si comprende e si organizza ne risulta positivamente trasformata. [ ]. Società, cultura, politica, mondo del lavoro e dell’arte, potrebbero fare un balzo in avanti, in profondità e bellezza con il contributo della donna. Senza sminuire il suo ruolo nella famiglia, la Chiesa riconosce che il contributo della donna al benessere e al progresso della società è inestimabile e guarda alla donna perché faccia ancor di più per salvare la società dal letale virus della degradazione e della violenza». È questo un riconoscimento della singolarità del genio femminile, dell’eccezionalità del ruolo che le donne rivestono nell’umanizzare la società e nell’indirizzarla verso i traguardi della solidarietà e della pace.Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana, afferma:«La donna è la radice sulla quale le Nazioni sono costruite. È il cuore della sua Nazione. La donna è il centro di ogni cosa. Senza le donne ha continuato la Nazione sarebbe più povera e più ingiusta. Siete il volto prevalente della solidarietà. Il volto della coesione sociale. Dovremmo ricordarlo costantemente e non dovremmo smettere mai di ringraziarvi».In questo Anno della Vita consacrata e nel Bicentenario della nascita di don Bosco può diventare, per noi donne consacrate, uno stimolo a recuperare questa bellezza e potenzialità che rende la nostra missione affascinante, “essere al servizio della vita, presenza generativa”; impegno “a vivere la carità fraterna, ad attuare relazioni umane e umanizzanti, ad abbracciare con cuore salesiano le giovani e i giovani in particolare, perché essi sono periferia privilegiata per noi FMA” (Circ. 950).