Le educatrici delle Comunità Laura ed Eusebia di Nunziata, insieme a Suor Enza, festeggiamo Laura, riflettendo sul tema: << È possibile educare oggi?>>.
Cura l’incontro Don Angelo Grasso, presso il “Tabor”. La giornata è cupa è piovosa, si parte da Nunziata alle ore 9 e, man mano che si sale verso il “Tabor”, la nebbia diventa sempre più fitta, rendendo sempre più disagiata la salita.
Alle 10 s’incontra Don Angelo, che, con la sua accoglienza, fa dissolvere ogni residuo di disagio: si è in famiglia! Ci si siede davanti al camino, ogni tanto qualcuno si alza per alimentare il fuoco. Si prega, si legge il brano del Vangelo sul Samaritano. Successivamente, Don Angelo inizia a parlare sul difficile compito educativo, soprattutto oggi, quando tutto sembra andare verso lo sfascio. I ragazzi non ascoltano più… non hanno rispetto per gli adulti… vogliono tutto e subito… non comprendono i sacrifici di chi sta loro accanto… Queste ed altre sono le espressioni che si sentono in giro da parte dei genitori o degli educatori. Ma è tutta colpa del ragazzo? Un genitore o un educatore si chiede se il suo ruolo lo sta svolgendo veramente bene. Che cosa è cambiato rispetto al passato? Tante sono oggi le famiglie ferite e, in una famiglia ferita, un ragazzo non può costruire la sua vita serena. Molti genitori, presi dal loro lavoro o da altro, non trovano il tempo per stare con i figli e questi si sentono abbandonati. Un ragazzo ha bisogno di ascolto, di dialogo e non di autoritarismo, <<Si fa così e basta>>, o di lassismo, << Pertanto è inutile, non capirà e non crescerà mai, per me può fare quello che vuole>>.
Non si getta la spugna, ma si recuperano tutte le forze per andare avanti, ponendosi degli obiettivi e cercando il modo migliore per essere genitore, educatore e testimone. Un ragazzo cresce bene se riesce a soddisfare quelli che sono i suoi bisogni: bisogno di amore, di libertà, di significato, di svago e di pace con Dio. Si educa nella misura in cui si ama. Non esistono ragazzi irrecuperabili, per i quali non c’è niente da fare. Don Bosco insegna che in ogni ragazzo c’è un punto accessibile su cui far leva per il suo riscatto, compito di chi educa è proprio riuscire a trovare quel punto. Educare è volere il bene del giovane e il primo passo è farselo amico, <<guadagnare il suo cuore>>. L’educazione è opera faticosa, dai tempi lunghi, con successi e fallimenti alterni; non ha ricette preconfezionate, perché deve fare i conti con l’irrepetibilità di ogni persona. Don Bosco pregava e pregava tanto per i suoi ragazzi. L’educatore, il genitore, con le sue sole forze, può fare ben poco, ma, con l’aiuto di Dio, può fare tanto. La Divina Provvidenza è sempre accanto a chi è costante nella preghiera.
Prima di concludere l’incontro, Don Angelo dà spazio al Sacramento della Riconciliazione, al quale si accosta ciascuna educatrice. Si rivolge una preghiera alla piccola Laura e si fa rientro in Comunità, tra lampi, tuoni, pioggia e grandine, ma con tanta serenità e gioia nei cuori.
Maria Rapisarda