Riportiamo l’intervento della Dott.ssa Flaminia Giovanelli alla conferenza stampa di presentazione della campagna Stop alle molestie su internet.
In questo breve intervento vorrei presentare alcune riflessioni in merito al rapporto fra famiglia e social network. Questo, in considerazione del ruolo che la famiglia, e in particolare i genitori, rivestono nella lotta alle molestie su internet. La Campagna del BICE, Stop alle molestie su internet, raccomandando di parlarne, quando se ne è vittime, con persone di fiducia, e la Campagna In riga su internet, al primo punto, vanno, come è naturale, in questa direzione.
Perdere tempo
Papa Francesco, lo sappiamo, ha il dono dell’efficacia nell’andare al cuore del problema. L’anno passato, nel suo discorso alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia ha raccontato la sua esperienza di confessore: “Quando io confesso un uomo o una donna sposati, giovani, e nella confessione viene qualcosa in riferimento al figlio o alla figlia, io domando: ma quanti figli ha lei? E mi dicono, forse aspettano un’altra domanda dopo di questa. Ma io sempre faccio questa seconda domanda: E mi dica, signore o signora, lei gioca con i suoi figli? – Come Padre? – Lei perde il tempo con i suoi figli? Lei gioca con i suoi figli? – Ma no, lei sa, quando io esco da casa alla mattina – mi dice l’uomo – ancora dormono e quando torno sono a letto. Anche la gratuità, quella gratuità del papà e della mamma con i figli, è tanto importante: “perdere tempo” con i figli, giocare con i figli”.1
Il perdere tempo, in realtà, vuol dire anche prendere tempo e, rispetto a certe problematiche, quello che sembra un atteggiamento negativo è positivo. Ce lo ha ricordato sempre con la stessa efficacia il Santo Padre nella Evangelii Gaudiumaffermando come il tempo sia superiore allo spazio2.
Inoltre, nel caso del web: ci si chiede mai quanto tempo si perde per cercare, oltre a informazioni utili e arricchenti, anche informazioni di nessun conto, se non nocive, sottraendole alle relazioni familiari? Lo stesso dicasi per la partecipazione ai social network.
Nel caso, poi, della domanda rivolta da Papa Francesco ai suoi penitenti, viene spontaneo domandarsi se la connessione continua nella quale vivono adolescenti e giovani, della quale tutti ci lamentiamo, non abbia origine proprio nel non aver perso e nel non perdere tempo con loro, cioè nel non aver preso e nel non prendere il tempo di ascoltarli.
Rapporti familiari e social network
Numerose sono le indagini sociologiche che prendono in esame la questione dei rischi che comporta lo sviluppo galoppante delle tecnologie dell’informazione (Information and Communication Technology) e che esige che i genitori si facciano mediatori nei confronti dell’esperienza tecnologica dei figli3, indagini che, evidentemente, sono a monte delle Campagne presentate poco fa. Ci sono, poi, anche indagini che rivelano come i social network possono essere luoghi di incontro fra genitori e figli. Così, si constata, ad esempio che dove le relazioni familiari sono positive è più facile che le potenzialità dei social network si traducano in maggiore coesione sia inter che intra-generazionale e dove le relazioni familiari sono scarse o conflittuali i social networkfavoriscono più facilmente percorsi individualistici, ma anche forme surrogate di relazione4.
Certamente, nel nostro mondo globalizzato in cui le famiglie, passata l’età della formazione dei figli e dei nipoti, vedono sempre più spesso i loro componenti vivere in luoghi distanti fra di loro, i social network costituiscono un veicolo importante di informazioni e di intrattenimento di relazioni familiari. Ma a questo proposito, credo che sia quanto mai vero quello che scriveva il Papa nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali di quest’anno: “Non basta passare lungo le “strade” digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza”5. E, comunque, nei momenti di solitudine, nei momenti estremi, nei momenti ultimi, la vicinanza virtuale anche se in grado di esprimere quella vicinanza spirituale, non può sostituire quella fisica. Una madre o un padre possono essere al corrente della gita compiuta dai loro figli la domenica, oppure di quello che i nipotini hanno mangiato la sera prima, ma di fronte alla malattia, se non addirittura alla morte, senza che un familiare possa tener loro la mano, si trovano nella solitudine assoluta. E che dire delle crisi esistenziali, delle depressioni? Il caso del suicidio del famoso attore Robin Williams mi ha profondamente colpito: il suo ultimotweet era stato per augurare buon compleanno alla figlia Zelda e quest’ultima, da parte sua – così riportavano i giornali l’estate scorsa -, ha lasciato i social network per le offese al padre che le erano giunte, insieme ai tanti messaggi di solidarietà, dopo la sua morte.
Quale ruolo per la Chiesa?
Viene spontaneo, chiedersi, allora: quale ruolo per la Chiesa di fronte a questi sviluppi del rapporto fra famiglia e comunicazioni sociali?
Dalla lettura dei documenti dell’ultimo Sinodo dei Vescovi non mi sembra sia emersa, in realtà, una particolare attenzione dei Padri Sinodali a questo tema, che è stato, invece, approfondito nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2013. Il Papa Emerito rilevava, appunto, nel Messaggio dello scorso anno, come l’ambiente digitale non sia un mondo parallelo o puramente virtuale, ma parte della realtà quotidiana di molte persone, specie dei più giovani, e che la capacità di utilizzare i nuovi linguaggi non sia tanto richiesta per essere al passo coi tempi, quanto per permettere al Vangelo di trovare forme di espressione in grado di raggiungere i nostri contemporanei6. Qui sono ben note le possibilità che il web offre per l’evangelizzazione o l’assistenza spirituale e quanto seguito abbiano i tweet quotidiani del Santo Padre oppure quelli (non sempre quotidiani!) del Card. Turkson!
Ma in realtà, i problemi legati a situazioni come quelle che evocavo poco fa, hanno bisogno di un impegno della Chiesa che sia un impegno pastorale per la famiglia considerata nel suo insieme, quale “bene immateriale” che è fondamento della convivenza e garanzia contro lo sfaldamento sociale della nazione7. In altre parole, si rivela sempre più necessario un impegno pastorale per la formazione di famiglie, per così dire, “trascendenti”, che siano luogo privilegiato di generazione, educazione, formazione della persona intesa come creata da Dio, fatta esistere da una trascendenza permeata di mistero. Solo intesa in questo senso la famiglia può superare quella concezione che la vede soltanto quale luogo di mutuo aiuto e soddisfazione di bisogni in cui la spiritualità è ridotta a fusione affettiva, rivelandosi, così, inadeguata a dare risposte ai problemi esistenziali ed ultimi dei suoi componenti8.
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1 Papa Francesco Ai partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia, 25 ottobre 2013.
2 Evangelii Gaudium, nn. 222-225.
3 cfr. Indagine EU Kids On Line (www.eukidsonline) presentata nel corso della Family TAG Conference, Milano, Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia, Università Cattolica, 18 ottobre 2013 http://centridiateneo.unicatt.it/famiglia-2349.html
4 cfr., ad esempio, la Ricerca Family TAG, nell’ambito della suddetta Conferenza esposta da C. Regaliahttp://centridiateneo.unicatt.it/famiglia-La ricerca Family Tag regalia.pdf
5 Papa Francesco, Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 1° giugno 2014.
6 cfr. Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 gennaio 2013.
7 cfr. Papa Francesco, Discorso Partecipanti al Colloquio internazionale sulla complementarietà tra uomo e donna, 17 novembre 2014.
8 cfr. le argomentazioni di G. Riconda in Filosofia della famiglia, Brescia, La Scuola, 2014, recensito da F. Tomatis in Avvenire, 5 dicembre 2014, p.15.
[02014-01.01] [Testo originale: Italiano]
[B0936-XX.01]