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Don Bosco: nella famiglia con lo spirito di famiglia

Di Valerio Martorana

Messina – Due giorni per riflettere e confrontarsi sul tema “Don Bosco: dalla famiglia allo spirito di famiglia” e che ha visto protagonisti i vari gruppi della famiglia salesiana di Sicilia.
“Dobbiamo essere straordinari nell’ordinarietà- ha esordito don Pippo Ruta, Ispettore dei Salesiani nel suo saluto iniziale- così come è stata 200 anni fa la nascita di don Bosco. Non deve mancare in tutti i componenti della famiglia salesiana lo stupore, la meraviglia, il fascino dell’umiltà e della semplicità”. “Rendiamo vivo il carisma, l’esperienza di famiglia salesiana – ha affermato sr. Anna Razionale, Ispettrice delle Fma- siamo discepoli, missionari nella sua Chiesa. Dobbiamo andare oltre il crescente individualismo, la perdita d’identità ed il pessimismo sterile. Testimoniamo la bellezza dell’essere salesiani, attraverso l’esperienza di famiglia. Siamo un unico albero con tanti rami per essere e per esserci”.
Don Giuseppe Cassaro, preside dell’Istituto Teologico San Tommaso, ha presentato gli obiettivi e la modalità di lavoro del convegno: offrire ai giovani membri della Famiglia Salesiana un’occasione di studio e confronto sull’esperienza di Don Bosco alle origine; stimolare l’assunzione di responsabilità carismatica dei membri della Famiglia Salesiana di Sicilia

Giovannino Bosco nasce e cresce nella famiglia dei Becchi

Il tema del prima del modulo è stato sviluppato da un’esperta di salesianità, sr. Piera Ruffinatto e da uno psicologo, padre Nello Dell’Agli. La sintesi di amorevolezza e autorevolezza è ciò che fa di un educatore un artista. I colori della maternità di Mamma Margherita sono autorevolezza e amorevolezza. La sfida è starci con le persone, non essere tagliati fuori da chi ti sta accanto, rispettando i ruoli, creando un contesto armonico. Bisogna educarci ad essere presenti, allo spirito di sacrificio, all’ascolto.

Don Bosco formatore dello spirito di famiglia a Valdocco

Il secondo modulo è stato relazionato da sr. Piera Ruffinatto e da don Luigi Calapay, teologo spirituale. Lo Spirito di Famiglia è parte essenziale del carisma salesiano. È segno di relazioni che sanno far trasparire la sequela Christi come motore propulsivo. La nostra non è una comunità strumentale ne sentimentale, è una comunità costitutiva impegnata a creare le condizioni adatte ad educare. Confidenza, condivisione e corresponsabilità sono gli elementi caratterizzanti. Mamma Margherita ha fatto crescere Giovannino facendogli gustare l’esperienza di Dio Padre. L’obbedienza come volto strategico perché funzioni bene lo spirito di famiglia. Gli elementi pedagogici possono essere riassunti in: sincerità e semplicità non relazioni formali; è l’educatore che deve piegarsi per primo verso il ragazzo; l’educatore non si adombra, sa temporeggiare e aspettare ; comandare senza forza e cercare di mettere ciascuno nella condizione di dare quello che può.
Bisogna cambiare linguaggio nelle relazioni: preferire un linguaggio assertivo rispetto ad un linguaggio di comando o dispositivo. Si educa con i modelli cercando di evitare lo “strabismo” degli adulti. Mentre si educa, ci si educa. Abbiamo una missione: far conoscere la spiritualità della famiglia salesiana, come famiglia unita.

La missione giovanile al centro del movimento di forze che don Bosco chiamò attorno a sé: da collaboratori a corresponsabili

La corresponsabilità nella famiglia salesiana non è metodo, ma essenza della missione educativa-evangelizzatrice. Don Franco Di Natale, teologo pastoralista ed il prof. Marco Pappalardo, esperto di salesianità, si sono confrontati sul terzo modulo.
La cura è l’atteggiamento da assumere con maggiore concretezza sia tra i membri della Comunità Educate/educativa che verso i destinatari. Mettere in atto un processo di conversione personale e comunitario. Ogni gruppo della famiglia salesiana assuma una volta per tutte la condivisione della missione. Ai consacrati tocca dare ai laici ciò di cui hanno diritto come vocazione cristiana e non solo manovalanza. Superamento di una pastorale d’insieme verso una pastorale integrata, indicata dal Convegno di Verona. I giovani sono un bel dono di Dio per la Congregazione, solo loro ci salveranno. Vietato lamentarsi- ha esordito don Angel Artime, Rettor Maggiore dei Salesiani nel suo incontro con i vari gruppi della famiglia salesiana di Sicilia- ma siate uomini di speranza.
“Siamo ad un passo dalla disfatta- esordiva l’allenatore della squadra di football nel video proiettato- ve la sentite di lottare? Come squadra, cosa vogliamo fare? Dobbiamo combattere, anche per un centimetro. Dobbiamo difenderlo questo centimetro, determinerà la nostra sconfitta o la nostra vittoria. Dobbiamo essere disposti a batterci ed a morire per quel centimetro. O risorgiamo adesso, come collettivo, o saremo annientati individualmente. E’ la vita, è tutto qui. Cosa volete fare?”.


Conclusioni

La necessità di intensificare il rapporto laici-chiesa oltre l’urgenza, la necessità del quotidiano, per un progetto organico di sviluppo della missione educativa dei giovani, specialmente quelli più bisognosi. Riappropriamoci del nostro timbro di salesianità che ci caratterizza, cercando, nel relativismo in cui viviamo, di essere chiari nella proposta educativa. Le nuove generazioni devono poter dire:” che è bello parlare di Dio”. Chi ci crede, deve scommettersi, al di là delle parole. La specificità e diversità è ricchezza. Bisogna ragionare con il criterio oratoriano uscendo fuori le mura, andando incontro alle periferie.
Sr Anna e Don Pippo hanno fatto sintesi del convegno di famiglia salesiana. Quattro gli elementi che hanno focalizzato ai presenti e che bisogna prendere in considerazione: 1) L’importanza della ricaduta delle riflessioni e stimoli del convegno nelle realtà locali; 2) Avere la consapevolezza che il Carisma salesiano ė uno stile di vita e quindi una proposta di vita; 3) Corresponsabilità nella missione e attenzione a non confondere la missione con le opere. La corresponsabilità nella missione è molto più. La missione ci identifica nella nostra identità carismatica. Tutti siamo chiamate ad essere segno ed espressione dell’amore di Dio. Io sono una missione sulla terra, quindi una testimonianza di amore ricevuto che diventa amore donato. Essere Chiesa in uscita per essere tra la gente è con la gente; 4) Assumere uno sguardo benedicente superando gli atteggiamenti da gufi tra le rovine. Lasciarsi trasformare da Dio ad ogni costo. L’incontro con Gesù è quello che trasforma.
Accogliamo, infine, l’invito di Papà Francesco ai consacrati ad essere guide guidate da Dio, indicatori di vie di santità per i giovani che attraversano la nostra vita.
La due giorni è voluta essere non un accumulo di contenuti, ma un’esperienza da condividere.

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