di Sanny Falanga
Sabato 17 novembre presso l’Istituto Salesiano “Don Bosco” si è tenuto un importante convegno degli educatori salesiani. In molti sono accorsi a questo speciale evento:giovani animatori, ex allievi, cooperatori salesiani, salesiani consacrati, figlie di Maria Ausiliatrice; persone diverse, età diverse, vissuti diversi, ma tutti accomunati da “un cuore che batte per i giovani”. Il tema fondamentale di questo convegno era l’educazione dei giovani, un compito molto arduo nella società odierna, ma che proprio per questo motivo deve essere messo in atto guardando a Don Bosco come padre e maestro.
I quattro relatori di questo convegno, Don Gianni Mazzali, Dott. Gaetano La Speme, Prof. Marco Pappalardo e Suor Anna , si sono concentrati su aspetti diversi dell’educazione, aprendo gli orizzonti degli ascoltatori, facendoli riflettere, ma soprattutto accrescendo in loro quella grande passione che riempie la loro vita, quel piccolo semino che Dio ha messo in loro sin dal primo respiro: L’AMORE PER LA GIOVENTU’!
Don Gianni Russo ha parlato della dinamica del cuore, attraverso cui il giovane deve sapersi amato e del “cuore di viandante”, un cuore in cammino che nella sua strada incontra giovani e bambini e li accompagna nella crescita, in questo è importante l’esempio di San Giovanni Bosco il viandante per eccellenza.
Accompagnare con pazienza il giovane nella crescita vuol dire anche affrontare insieme a lui i disagi e le ferite che possono esserci lungo il cammino della vita. Riuscire a trasformare “una ferita in feritoia” è ciò che ci consiglia Gaetano La Speme, cioè trasformare una ferita che può portare rabbia e rancore in una possibilità di crescita e di apertura verso l’altro. L’educatore deve riuscire ad essere un sostegno ed in questo l’esempio più importante gli viene fornito da Cristo stesso il quale stava davanti alle ferite altrui con fiducia, mostrando tutto il proprio supporto. Ma come si può riuscire a trasformare una “ferita in feritoia”? La relazione è il mezzo essenziale per affrontare le ferite perché proprio attraverso la relazione la ferita si fa oggettiva, si contestualizza, gli si dà un senso.
In una società dove i sogni sembrano non esistere e i giovani vagano nel buio delle tenebre del pessimismo, della violenza, l’educatore diviene luce viva, portatore di speranza. L’educatore è colui che deve annunciare al ragazzo che esiste la luce, che “c’è del buono in questo mondo”, c’è spazio per i sogni ed egli deve essere la prova vivente che i sogni hanno mani e piedi per concretizzarsi proprio perché egli è figlio di un Sognatore, così afferma il prof. Marco Pappalardo. In questo mondo è necessario sognare, ma è necessario anche credere, e l’educatore deve essere portatore della fede, deve poter gridare al mondo:” Dio esiste, non ti ha abbandonato, cercalo, amalo e lui farà della tua vita una meraviglia” , è su questo che si concentra l’intervento di suor Anna. E’ necessario fare della propria fede una bussola della vita, perché la fede non è un semplice discorso, ma la fede sono i fatti e la concretezza.
Sicuramente attraverso questo convegno si è accesa una luce negli occhi degli ascoltatori, una luce di speranza e di amore, quella che permette di toccare la famosa “corda del cuore” di Don Bosco e di capire che la gioventù è la forza che muove il mondo è il vento potente che riesce ad azionare il mulino della vita, è la fonte di amore più grande che esista perché nel cuore di un giovane ci sono i tesori più belli e basta solo scavare per trovarli, nel suo cuore si scopre la melodia della tenerezza.
