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PROGETTO “PER CRESCERE INSIEME”: UN “DO UT DES” INCONDIZIONATO

Giunti alla conclusione di questi primi cinque mesi di servizio civile, io e i miei colleghi volontari ci diciamo sorpresi da questa esperienza appagante che è il progetto “Per crescere insieme”, operato presso l’istituto Suor Teresa Valsè Pantellini a Gela.

Tale esperienza ci permette ogni giorno di unificare quella che è ormai una seconda famiglia: ci siamo noi, dieci ragazzi volontari che, ognuno con le proprie competenze e personalità, contribuiamo a dare un valore aggiunto al nostro operato; ci sono le nostre suore, che curano nei minimi dettagli l’organizzazione e la gestione della struttura e di tutte le sue attività, garantendone l’armonia; ci sono le insegnanti, con le quali molti di noi lavorano a stretto contatto, pronte ad indirizzarci e correggerci affinchè la cooperazione tra noi e loro possa avere risultati efficaci; ci sono poi anche molte altre figure che ruotano attorno alla casa, persone rimaste affezionate al luogo che con le loro competenze e professionalità contribuiscono a rendere completo tutto ciò che l’istituto offre.

Durante il nostro percorso, noi volontari, abbiamo partecipato a svariate ore di formazione: ci è stato illustrato il metodo educativo di Don Bosco, del quale abbiamo ripercorso diverse tappe salienti della sua vita imparando i valori del sistema preventivo, ma soprattutto imparando ad applicarlo, cercando di immergerci il più possibile all’interno dello spirito salesiano.

Tra le ore formative più significative ci sono state sicuramente quelle tenute da alcune psicologhe, che ci hanno parlato dell’importante valore dell’empatia nel nostro mestiere, ma che ci hanno soprattutto insegnato come usarla, attuando esperimenti pratici per far sì che ci conoscessimo più a fondo possibile e per comprendere al meglio la nostra collocazione all’interno del gruppo. Mettendoci a cerchio e passandoci vicendevolmente un gomitolo di lana, ci siamo presentati scegliendo ognuno una parola chiave che rappresentasse per noi questa esperienza e, terminate le presentazioni, abbiamo potuto osservare la “ragnatela” di legami che rappresenta appieno il nostro gruppo.

Se dovessi usare tre parole per descrivere tutto questo sarebbero: colori, abbracci e famiglia.

Ma, come all’interno di ogni famiglia, ogni ruolo prevede delle responsabilità, pertanto a caratterizzare le nostre giornate sono i bambini della nostra scuola, con i loro sorrisi, abbracci e marachelle e soprattutto con la loro capacità di insegnare a stupirsi ancora di ogni piccolo miracolo che la vita quotidianamente ci regala, piccoli miracoli di cui noi adulti spesso, distratti dallo scandire del tempo, non riusciamo a godere appieno. E’ allora qui che i nostri bambini, dai tre ai dieci anni, ci guidano inconsapevolmente verso la riscoperta di noi stessi, ricoprendo il ruolo di educandi ed educatori al tempo stesso e facendo sì che il nostro operato sia un “do ut des” incondizionato durante il quale noi cerchiamo di contribuire al loro percorso educativo e loro rieducano noi all’attenzione verso la bellezza in maniera vicendevole. D’altronde questo è e deve essere il valore del volontariato: arricchire chi lo riceve e chi lo pratica.

Per quanto possiamo occuparci di diverse fasce d’età, il denominatore comune nell’approccio coi nostri giovani e futuri adulti è uno: amorevolezza, contornata da dedizione e autorevolezza e con un’attenzione particolare nei confronti della libertà di ogni bambino, che possa essere libero di scegliere per sperimentare il senso di giusto e sbagliato, sempre col nostro occhio vigile dietro le sue spalle.

Ebbene dopo questi primi cinque mesi, noi volontari abbiamo focalizzato sempre meglio gli obiettivi a cui miriamo e il nostro auspicio è quello di riuscire a fare tesoro per la vita di questi valori. Impiegare se stessi e farlo per il bene della comunità di cui anche noi siamo parte integrante, solo così il nostro operato sarà reso eterno.

Marika Costarelli

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