Figlie di Maria Ausiliatrice | Sicilia

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“Il cantiere e le stelle”

Brindisi (Italia). Si è svolto a Brindisi (Italia) il XIV Convegno Nazionale di Pastorale Giovanile dal titolo “Il cantiere e le stelle”. Questo è stato il titolo che ha orientato i lavori, consapevoli di «non essere chiamati a rifondare la pastorale giovanile in Italia – ha spiegato il Responsabile nazionale don Michele Falabretti – ma di ritornare all’invito di 20 anni fa di una pastorale organica, intelligente e coraggiosa».

Sono stati circa 540 i partecipanti arrivati a Brindisi da tutta Italia, tra incaricati presbiteri, laici e religiosi/e provenienti da circa 180 diocesi italiane per confrontarsi sulla realtà dei giovani.
Per l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice hanno partecipato le Consigliere per l’ambito di Pastorale giovanile d’Italia – per la nostra Ispettoria Sr. Assunta Di Rosa –  altre fma, giovani e laici dei diversi ambienti educativi.

Con il saluto di S.E. Mons. Domenico Caliandro, Vescovo di Brindisi, si è ha aperto il convegno; Egli ha tracciato due caratteristiche significative che la pastorale giovanile deve avere: il cuore e le competenze, due strati dell’esistenza che devono andare di pari passo e sostenersi a vicenda. «Quando si parla di pastorale giovanile – ha detto il Vescovo ‒ si toccano aspetti delicati perché si parla di giovani, di coloro che portano avanti il futuro. Spesso gli adulti si sentono inadeguati perché con i giovani non si riesce più a farsi comprendere. E perché?». Il problema è che la nostra società manca di grandi educatori, ha spiegato ancora Caliandro, e “i giovani si sentono come foglie mosse al vento”. Pertanto è necessario creare un metodo che conduce alla ‘vita nuova’. Come nella Visitazione, scelta quale icona del convegno, Maria va da Elisabetta portando con sé la vita, portando Cristo nel suo cuore. «Così – ha concluso il vescovo – il mio augurio è che, guardando la Madonna, possiate mettere insieme il cuore e le competenze per essere segni e portatori del Vangelo».

Nella prima giornata numerosi sono stati gli spunti di riflessione per tracciare un profilo dei soggetti della pastorale giovanile. Interessante l’intervenuto del prof. Franco Miano, docente di Filosofia morale all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” il quale ha sottolineato l’importanza del “dialogo fra animatori ed educatori e la famiglia”. E’ irrinunciabile questo rapporto sia per la scuola sia per la vita della Chiesa, laddove viene offerto un servizio educativo. Il dialogo fra la famiglia e gli educatori non è un incontro fra controparti sedute al tavolo di una trattativa sindacale. Al contrario ‒ ha detto il prof. Miano ‒ è «concorrere effettivamente a una formazione armonica e globale della persona del giovane, di cui si avverte maggiormente oggi l’urgenza in un tempo particolarmente segnato dalla frammentazione».
Per raggiungere questo obiettivo non si può prescindere dalla conoscenza diretta delle famiglie dei ragazzi sui quali si esercita un’azione educativa. «Il dialogo tra animatori ed educatori e la famiglia – ha quindi aggiunto il docente – s’inserisce naturalmente nel più grande disegno di vita comunitaria e di dinamica ecclesiale da cui non può e non deve prescindere, perché nessun animatore ed educatore compie un servizio a titolo personale e nessuno può pensare di contribuire da solo alla formazione dei giovani».
Il secondo giorno la riflessione si è focalizzata sugli ambiti di vita dei ragazzi: la scuola, il lavoro, il mondo digitale, lo sport, il tempo libero. Molti i mondi e gli ambiti con cui i giovani si rapportano giorno dopo giorno, dalla scuola al mondo del lavoro, dal mondo virtuale a quello dello sport, ma anche la famiglia, il corpo stesso e le relazioni rappresentano degli universi.
Il terzo giorno è stato dedicato interamente alle tecniche di animazione, con workshop e laboratori. Gli interventi sono stati sempre introdotti con dei video per evidenziare la centralità dei ragazzi e i loro linguaggi. Non solo: il linguaggio multimediale ha permesso di rendere effettivamente protagonista l’adolescente o il giovane nel suo raccontarsi, nel suo comunicarsi, e questo li ha resi più presenti al convegno. I video hanno aiutato a capire, a riconoscere le differenze tra le diverse età a partire dalle esperienze dei soggetti interessati. La narrazione è stata la strategia per imparare ad uscire dagli stereotipi con cui spesso si rischia di pensare i ragazzi.
«Di questo convegno noi portiamo a casa il processo, le relazioni, gli sguardi. Ci prendiamo per mano e la fatica la condividiamo con gli altri», ha concluso don Falabretti.
La Messa con tutti i delegati, concelebrata dai vescovi Giovanni Ricchiuti di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, Andrea Turazzi di San Marino-Montefeltro e Guido Gallese di Alessandria, ha chiuso questo happening dedicato al futuro dei giovani.

Al seguente indirizzo si trova il racconto dell’esperienza e il ricchissimo materiale prodotto.
http://www.chiesacattolica.it

articolo tratto da www.cgfmanet.org

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