Per apprendere ed esercitare la speranza

L’azione, la fatica nella vita quotidiana dal momento che, in definitiva, quando l’essere umano si muove, agisce per trasformare una situazione, alla base ha sempre una speranza che lo sostiene. «Ogni atto serio e retto dell’uomo è speranza in azione».

STRENNA, punto 5
Linee programmatiche, pag. 21

Nella prospettiva cristiana, la speranza consiste nell’abbandonarsi, in maniera filiale e fiduciosa, al Padre, il quale sa ciò di cui abbiamo bisogno (Mt 6,8). Come Gesù, che rimise la Sua vita nelle mani del Padre (Lc 23,46), così il cristiano è ancorato nell’Eterno, essendo la sua speranza come un’àncora spirituale, sicura e salda, gettata nell’aldilà. 

Nell’esperienza quotidiana della vita, la speranza riguarda l’attesa di un bene che si desidera. In questo senso, essa ha a che fare con il futuro. Dal futuro ognuno di noi si attende gioia e felicità. La speranza intende colmare, in un qualche modo, la povertà e l’indigenza del nostro essere umani. Ma la speranza, cristianamente intesa, ci spinge a operare anche e soprattutto nel presente, ad agire oggi con l’obiettivo di contribuire al cambiamento di domani, di “faticare” per migliorare ogni situazione in cui siamo immersi. Insomma, la speranza è la virtù teologale che ci mette le ali, che ci permette di tendere sempre oltre il limite di ciò che è umanamente possibile, dal momento che non facciamo più conto solamente sulle nostre forze, ma ci lasciamo sostenere da Dio. 

Per scrivere questa riflessione sulla Strenna ho pensato e riflettuto molto su quali siano stati gli esempi di speranza cristiana che ho incrociato durante questo difficile anno appena trascorso; ve ne propongo due per me molto significativi, quali testimonianze. 

Il primo riguarda l’oratorio del mio paese, Mazzarino: qui nel mese di ottobre è partito dal nulla, o meglio da un sogno, un doposcuola specializzato rivolto a bambini con bisogni educativi speciali e con povertà evidenti. Assistere ai miglioramenti dei bambini in questi mesi (per un periodo seguiti anche a distanza) grazie agli educatori e ai volontari, mi ha fatto assaporare la speranza, nell’accezione di cui vi parlavo prima. In questo territorio del centro Sicilia, così povero e bisognoso di tanto, questo piccolo doposcuola sostenuto dalla Caritas diocesana è una luce, mi rincuora.

Il secondo esempio mi è stato donato da un mio carissimo amico, Roberto Miglio, professore di Ed. Fisica della scuola delle FMA Maria Ausiliatrice di San Donato Milanese. Qualche settimana fa mi ha mandato un video in cui racconta della sua malattia e di come questa sia diventata per lui occasione per diffondere, soprattutto tra gli alunni e i ragazzi che guida in varie attività, la bellezza del dono della vita. Roberto si è messo subito all’opera, ha iniziato ad organizzare iniziative a sostegno di un’associazione per la ricerca; quel modo di guardare la malattia mi ha donato tanta speranza.

Per l’apostolo Paolo, il segno che caratterizza i cristiani non può essere altro che la speranza. Scrivendo agli Efesini, ricorda loro che, prima di diventare cristiani, erano «senza speranza e senza Dio nel mondo» (Ef 2,12). E, dunque, continuiamo ad agire con certezza nella Speranza!

Eugenio Bognanni

VIDEO: collegamento diretto

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