La Provvidenza mi porta da te: il volontariato è cosa di cuore

La Provvidenza mi porta da te: il volontariato è cosa di cuore

Tornare a varcare la soglia dell’oratorio è stata una scelta casuale. Avevo altri piani per me e la mia vita, ma il caso, il destino o la provvidenza mi hanno riportata in un luogo che mi ha vista, fra i tanti, impegnata nei giochi dell’infanzia e poi come volontaria del Servizio Civile.
Dopo un periodo di assenza mi sono ritrovata a Mazzarino e, su consiglio di una delle suore, mi sono interrogata su quanto fosse importante tornare a spendere del tempo per gli altri. Così, un pomeriggio mi sono ritrovata fra l’homo habilis, la faticosa tabellina del nove, ed interminabili analisi grammaticali. 
L’aria che si respirava era cambiata: più fresca, vivace; un paradosso in un periodo tumultuoso come questo, ma forse è proprio cogliendo le sfide che si presentano che possiamo sperare in una raccolta più florida.
Ho capito fin da subito che i bambini con cui mi confrontavo erano diversi da quelli del passato: se prima l’assistenza era meramente finalizzata allo svolgimento dei compiti, adesso la missione era più umana che pratica. 
Il primo giorno mi sono confrontata con le loro insicurezze, le fragilità di chi non è abituato a stare insieme agli altri da molto tempo e ha difficoltà a portare a termine i propri impegni. 
La pandemia ha innegabilmente giocato un ruolo determinante e ho capito quanto fosse importante partire non tanto dall’importanza di assisterli nello studio quanto in quella di rassicurarli e incoraggiarli. Qui, sono venute in soccorso ragione, religione e amorevolezza, insegnamenti salesiani fulcro dei tanti momenti di formazione vissuti in passato e che adesso tornano in auge. 
Le circostanze sono cambiate ma i luoghi sono rimasti immutati come immutata è la vivacità dei bambini e la loro voglia di stare insieme attraverso il gioco e l’apprendimento. Uno dei momenti evidenziati nei pomeriggi in oratorio dove, fra una pagina e l’altra, ci si concede una pausa per far merenda, stare insieme, dare un calcio al pallone e divertirsi. Momenti ricreativi – mai come adesso – chiave di gioia e convivialità. 
Non è sempre facile barcamenarsi fra loro; il numero degli iscritti è in aumento e ogni bambino richiede attenzioni differenti. Dall’altra, però, anche il numero dei volontari sembra timidamente lievitare, segno che tendere la mano agli altri è, sì, affare di cuore, ma riguarda ognuno di noi. 
Raccomando un’esperienza come questa che, sì, impiega tanta energia e pazienza, ma permette di portare a casa la bellezza dell’essersi donato all’altro.

Maria Martina Bonaffini

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