ECCO PERCHÉ IL 25 NOVEMBRE È LA GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

È stata l’ assemblea dell’ Onu nel 1999 a scegliere questa data in ricordo del sacrificio delle sorelle Mirabal, attiviste del “Movimento 14 giugno”, un gruppo politico clandestino dominicano che si opponeva alla dittatura di Rafael Leónidas Trujillo.

Mi chiedo se sia giusto o no celebrare una giornata contro la violenza delle donne,  se sia necessario celebrare la lotta contro il bullismo o altro. La violenza è violenza e se non riusciamo ad educare  le nuove generazioni  vivremo di celebrazione in celebrazione di giornate contro la violenza di genere, contro la violenza sulle donne, contro il bullismo e … Dove ci saranno debolezze e fragilità purtroppo ci saranno prevaricatori senza ritegno ad usurpare la vita altrui. Accogliere le fragilità e con la forza dell’amore e con lo strumento dell’educazione trasformarle in opportunità sembra a volte un’utopia.

Ricevere uno schiaffo o una spinta, essere attaccata o minacciata verbalmente, venire controllata costantemente e in modo soffocante dal partner, vedersi negato l’accesso alle risorse economiche dal marito o dal compagno, essere costretta ad avere un rapporto sessuale contro la propria volontà, stalking, anche nella sua versione “cyber”, violenza psicologica, offline e online, revenge porn: sono solo alcuni esempi di cosa sia la violenza sulle donne, una violazione dei diritti umani tra le più diffuse e persistenti secondo l’Onu e che quotidianamente ne sentiamo notizie e racconti.

Per questo l’assemblea generale delle Nazioni Unite il 17 dicembre del 1999, con la risoluzione 54/134, ha deciso di celebrare il 25 novembre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Si celebra per creare maggiore consapevolezza in chi la subisce ma anche in chi la esercita, per far sì che certe azioni distruttive nei confronti di donne e ragazze non rimangano più sotto traccia e impunite, perché le stesse donne non vengano stigmatizzate per il fatto di aver avuto il coraggio di denunciare.  Negli ultimi anni questo tema ha assunto una maggiore e diversa consapevolezza, grazie alla battaglia tenace delle donne e oggi anche di molti uomini. In molte piazze, Università, scuole, associazioni,  tanti uomini vivono questa giornata come una giornata importante per manifestare contro la violenza ed è giusto. Così come tutte, ribadisco tutte, le agenzie educative oltre a celebrare questa giornata, dovrebbe prevedere step, interventi, itinerari costanti e specifici su questa tematica.  Si è passati dall’affrontare il tema come un’emergenza di ordine pubblico e di sicurezza, alla giusta convinzione che sia un problema di tipo culturale, frutto forse anche di quella crisi educativa che stiamo vivendo,  che molto nasca da stereotipi antichi che ingabbiano uomini e donne in corazze fragili che si trasformano in violenza.  Si è sentita la necessità, sancita anche da documenti internazionali, di combattere il problema con piani antiviolenza che si concentrassero non solo sulla difesa, sulla tutela e sulla protezione, quanto sull’educazione  a una cultura del rispetto della persona e per le differenze, dell’accettazione del riconoscere il rispetto come atto essenziale del bisogno di stare con l’altro, l’altra, gli altri, come diversi da noi ma di pari sguardo, un’educazione in cui media e società possono fare molto, ma soprattutto moltissimo può far la scuola. Questa convinzione è stata accolta e  inserita nella legge sulla Buona Scuola, specificatamente dedicato a questo tema, il comma 16 dell’art.1 della L.107 del 2015 che recita: “Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119”. Il suddetto comma non nasce dal nulla, come non nasce dal nulla il processo di consapevolezza del cammino verso la pari dignità della persona a prescindere dalle differenze, anzi, a quel processo si accompagna e da quell’insieme di atti giuridici, normativi e di civiltà discende. Il comma dunque si iscrive nel solco tracciato dalle nostre leggi fondamentali, perché dà attuazione ai princìpi fondamentali di pari dignità e non discriminazione di cui all’articolo 3 della Costituzione Italiana: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”  “Educare al rispetto, alla parità tra i sessi, alla prevenzione della violenza di genere”, è un dovere da parte di tutti. E, visto che si tratta di un ambito in cui si intrecciano convinzioni etiche, religiose e culturali, la scuola non può che collaborare con la famiglia. Non solo. Educare alla parità e opporsi alla violenza di genere non vuol dire la necessità di superare le differenze anzi, significa valorizzare la differenza nella logica del rispetto, della pari dignità, della reciprocità. Siamo tutti diversi ma uguali nei diritti e il diritto alla libertà, all’autodeterminazione e al rispetto è basilare per declinare poi tutti gli altri. E si tratta anche di un percorso educativo importante per i ruoli familiari e per l’impegno sociale e per il mondo del lavoro. Lottare contro la violenza sulle donne soprattutto con l’educazione e la cultura, con la buona prassi è una necessità, non possiamo più restare impassibili innanzi alle notizie di cronaca, giornaliere, abituandoci che è possibile che ciò avvenga, con le mille attenuanti.

 

Sconcertante le dichiarazioni di qualche politico che nella sua approssimazione e qualunquismo, innanzi ai fenomeni ripugnanti  di stupro possa dire “se l’è cercata…”. La violenza è un atto assolutamente intollerabile, ingiustificabile. Anche se un servizio di pubblica utilità viene esercitato come “esercizio di potere” è violenza. Il 25 novembre ricordiamo le sorelle Mirabal, e tutte le donne, le madri, le sorelle, le figlie, le amiche che non sono più. Da educatrice mi chiedo come e cosa dal punto di vista educativo si sta preparando per il futuro, quali uomini e quali donne. E’ urgente riqualificare i cardini pedagogici, riqualificare gli adulti educatori e gli ambienti, lavorare in sinergia, in collaborazione per dare oltre un futuro una bella speranza a tanti giovani, gli uomini e le donne di domani. 

 

 

Sr Marilena Mercurio

 

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