Madre Morano

Una donna dalla “ventata di novità” per un rilancio della Sicilia: Maddalena Morano

Maddalena Morano, donna, madre,  fu una donna che ha portato in Sicilia una ventata di novità umana e cristiana, ha sempre avuto la consapevolezza di essere destinata ad una missione speciale, non perché abbia avuto tutto chiaro umanamente parlando, ma perché aveva una certezza: “essere guidata da Dio e da lui inviata alla gioventù siciliana:

«Penso di essere qui per il Signore e col Signore […]. Quando poi sentirò di amarlo davvero, lo farò amare anche da queste povere ragazze siciliane, che sì poco lo conoscono e son sì piene di pregiudizi»[1].

            La consapevolezza di essere chiamata da Dio la spingeva oltre gli angusti “spazi dell’io” e la lanciava verso “grandi orizzonti” di evangelizzazione attiva e di cittadinanza responsabile.

La sua vita segnò il mondo ecclesiale e civile. Pensiamo al rinnovamento catechistico e allo sviluppo della donna attraverso la formazione della mente.

I frutti della missione educativa ed evangelizzatrice della Morano sono ricchi e abbondanti prima a Trecastagni, poi ad Alì, infine a Catania e per tutta la Sicilia. Non solo i campi di apostolato sono i più svariati (catechesi, scuola, educandati, oratori…), ma anche la sua preoccupazione era di andare in profondità, fino a toccare la mentalità e il cuore delle ragazze. Nell’invitare un sacerdote per le Normaliste, ella non disdegnava di ricercare tutti gli aiuti possibili, coordinando personalmente l’opera educativa:

«La facilità con cui le studenti si lasciavano prendere dalle teorie del tempo dimenticando le fondamentali verità della fede, preoccupava madre Morano: “È indispensabile – diceva – che noi cerchiamo di radunare il più possibile queste figliuole per dar loro un contravveleno, e cioè una cultura religiosa profonda”»[2].

Una donna forte e amorevole, che seppe unire in sé «prudenza e semplicità, fortezza e discrezione, austerità e tenerezza»[3]. Dalle molteplici attività e dalle testimonianze raccolte alla sua morte appare una figura maestosa e poliedrica, il cui segreto risiedeva nella fede in Dio. In occasione della premiazione delle alunne dei catechismi parrocchiali, il 7 settembre 1902, alla vigilia del trasloco in Via Caronda, M. Morano vide coronato il suo sogno educativo ed evangelizzatore. In tale occasione annota il Garneri: «Certo una gran fede reggeva tutta la vita di Sr. Morano e rifulgeva nelle sue azioni; ogni cosa che ella operava, era ravvivata da un pensiero profondamente cristiano e dalla sua fede traeva la bellezza e l’importanza»[4].

            Il coraggio e la forza nel portare avanti una febbrile attività educativa ed evangelizzatrice, con un’intenzionalità chiara catalizzata da un progetto di santità e una «mentalità di fede»:

«Intraprendendo un’azione qualunque, ricordiamoci di farla come l’avrebbe fatta Gesù, cioè per la gloria di Dio, per il bene delle anime; non per secondi fini, per amor proprio, per propria soddisfazione, ecc. […] Pensate come avrebbe pensato Gesù – pregate come avrebbe pregato Gesù – agite come avrebbe agito Gesù!»[5].

            L’orizzonte in cui si dispiega l’essere e l’agire di Madre Morano e delle prime consorelle che hanno impiantato lo spirito di Mornese e la spiritualità del Magnifica in terra di Sicilia è quello della santità per tutti, nessuno escluso. È questo il chiodo fisso della Morano che affiorava continuamente, come in questo biglietto di auguri natalizi indirizzato al card. Dusmet del 21 dicembre 1882:

«Ella pure degnisi rammentarci … e qualche parola diriga lassù acciò ci facciamo Sante e col nostro esempio santifichiamo pure le anime delle care fanciulle alle quali abbiamo consacrata la nostra vita»[6].

            Se i frutti sono visibili, come anche il tronco, i rami e le foglie, le radici invece rimangono nascoste. La santità e i suoi risultati non si improvvisano. Il germe di una vocazione non un processo di assemblaggio di pezzi eterogenei, ma frutto di un’unità interiore, di un “sì”, di un “amen” pronunciato una volta per tutte e nello stesso tempo ogni giorno. Come la fine richiama l’inizio, come l’eschaton richiama la genesi, così nella vita di Madre Morano. All’origine della sua missione evangelizzatrice e del suo compimento di santità, c’è la vocazione.


[1] G. Favini, Vita della serva di Dio Maddalena Caterina Morano dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrive prima superiora dell’Ispettoria Sicula, Istituto Figlie di Maria Ausiliatrice, Torino 1968, p. 61

[2] SHA, p. 106, nota 2.

[3] Sono parole tratte dalla scritta funeraria dettata da don Giovanni Marenco: in SHA, p. 195.

[4] SHA, p. 131.

[5] SHA, p. 177. Chi conosce il Documento Base della catechesi in Italia, potrà cogliere nel n. 38, quando si parla della «mentalità di fede» come finalità della catechesi, una concordanza e un’anticipazione profetica nell’espressione di M. Morano: «Educare al pensiero di Cristo, a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo».

[6] Lettera al card. Dusmet per gli auguri natalizi, 21 dicembre 1882, rip. in Allegato VIII, M.L. Mazzarello (ed.), Sulle frontiere dell’educazione. Maddalena Morano in Sicilia (1881-1908), p. 68.

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