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BANCHI…DI PROVA

Avete presente il primo giorno di scuola? Non importa che abbiate pensato al primo giorno delle medie, delle superiori o addirittura a quando avete varcato la soglia delle elementari. Basta che sia “il primo giorno” di un qualsiasi anno scolastico. Ognuno ha il suo album di ricordi legati a quel giorno. Nell’immaginario collettivo penso che non possa mancare il ricordo della scelta di quello che sarebbe diventato il proprio banco.

È una cosa meno banale di quella che sembra, se ci riflettiamo. Non si tratta solo di trovare una posizione strategica per distrarsi, copiare e sfuggire all’occhio inquisitore dell’insegnante (Io ero terrorizzata quando).

Vorrei andare un po’ oltre i luoghi comuni.  

Quando scegliete il banco, fateci caso.

Che sia il primo, che sia l’ultimo, che sia uno a caso o quello accanto all’amico/a del cuore,…non importa.

Scegliere l’ultimo non fa di voi necessariamente degli “scansafatiche”, così come scegliere il primo non farà di voi necessariamente degli “eletti” che non cadranno mai. Scegliere distrattamente quello che capita non vi esonererà dal prendere una posizione quando servirà.

Fate in modo di non diventare etichettabili da chi vi guarda. Non fate che sia la posizione del banco a determinare chi siete. Scegliete voi chi volete essere. Decidete voi come abitare quel banco. Fate sì che stare seduti al primo posto non vi illuda di essere onnipotenti, dimenticando che avete anche dei compagni di viaggio, seduti alle vostre spalle. E se scegliete l’ultimo banco, non scambiatelo per un nascondiglio. Potrete sfuggire alle verifiche dal posto e allo sguardo “letale” dell’insegnante ma prima o poi sarete chiamati in causa. Dovrete dire cosa ne pensate di quello che vi succede attorno, dovrete cominciare a farvi i conti da soli (altro che interrogazioni di matematica alla lavagna!). E non sarà l’insegnante che tanto vi rompe ad esigere una risposta. Ma la vita stessa con i suoi piccoli e grandi perché. Non fatevi trovare impreparati. Esercitatevi adesso a scuola. Tentate di farvi un’opinione personale sulle cose. Anche a costo di sbagliare, di essere derisi. Avere un’opinione, anche sbagliata, è meglio che non averla affatto. Sarebbe come accettare di farci andare bene tutto. Essere come una bacheca dove chi passa può attaccarci qualsiasi manifesto. E penso che nessuno di noi voglia vedersi paragonato ad una tappezzeria. Essere invisibile. Perché è così che diventiamo quando diciamo “Buh?” “Non mi interessa” “E io che ne so?” “Fa lo stesso”. Quante volte lo diciamo a 14,15,16 anni. Quante volte lo diciamo anche dopo, quando diventiamo adulti!

Fate in modo di non esserlo, invisibili. Fate sì che quello che occupate non sia un banco vuoto. E se ancora vi state cercando e non vi trovate, perché, appunto, state crescendo, non abbiate paura. Abbiate fiducia. Abbiate pazienza. Con voi. E con le persone che a scuola vi guidano.

Sì, è vero, ci sono insegnanti, stanchi, disillusi o capaci solo di spiegare la lezione del giorno, per poi passare nella classe successiva, che non saranno in grado di trasmettervi quella fiducia e quegli stimoli di cui avreste bisogno.

Ma ce ne sono molti altri, insegnanti, che vogliono solo trovare un punto di contatto con voi. Per cui, non alzate inutili muri di orgoglio e diffidenza. Cogliete l’occasione. L’insegnante non è sempre il nemico da combattere, il potente contro cui schierarsi. A volte è anche una persona con più esperienza che vi tende una mano.

Insegnare è, al di là dello stipendio sicuro ogni mese, un atto di grande altruismo. E l’altro sei tu. Siete voi studenti. Dal primo all’ultimo banco. Tutti.

Gli insegnanti sono davanti a voi per guidarvi e farvi vedere che esistete. Devono farvi rendere conto della bellezza che vi portate dentro, dei doni che ognuno di voi ha. E se non lo fanno, pazienza. Continuate a impegnarvi da soli, non cadete nell’apatia che nessuno vi capisce. Pretendete qualcosa di meglio di questa triste convinzione che non porta a nulla. Non smettete di cercare. Ma non chiudetevi alla speranza. Mai.

C’è una citazione che mi piace rileggere quando le mie aspettative vengono deluse e quando mi sembra di vedere troppe ingiustizie attorno a me :

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” (M. Gandhi)

Sembra una cosa da supereroi, una cosa anni luce lontana dalla nostra esperienza quotidiana. Ma ci riguarda molto più di quanto voi pensiate. Il cambiamento siete davvero voi, ognuno di voi. E comincia adesso. Dal banco di scuola. E non pensate di essere soli.

Per ogni gregge di pecoroni che bruca sempre la stessa erba di odio e pessimismo arriveranno cori di usignoli che canteranno uniti, controvento, sotto la tempesta inni nuovi di speranza.

Buon inizio anno scolastico e buona vita!

Lorelay Lo Piano

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