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Il cuore di don Bosco non ha confini

Mi piace iniziare il racconto dell’esperienza missionaria,  vissuta lo scorso Agosto, con l’immagine che abbiamo lasciato nel villaggio di Vélingara, nella foresta, in Senegal: un murales che rappresenta don Bosco e una  frase: “Basta che siate giovani perché vi ami assai”,  tradotta nella lingua del posto.

Questa espressione racchiude per me tutto il percorso condiviso  in questo villaggio; la consegna di un murales simbolo di un messaggio che è diventato vita nei giorni trascorsi insieme ai bambini.

L’accesso al villaggio è stato frutto di una notevole capacità relazionale portata avanti da Cinzia Vella che, rappresentando l’Associazione don Bosco 2000, ha saputo mettersi in relazione con il capo villaggio, che ha dato il permesso di poter portare avanti un’animazione salesiana in quel territorio.

Siamo partiti in 18 dalla Sicilia. Insieme a me: don Enrico Sdb, alcuni membri dell’Associazione don Bosco 2000 e un gruppo di giovani volontari.

Accolti presso la sede dell’ Associazione don Bosco 2000 di Tambacounda, ogni mattina ci recavamo nel villaggio di Vélingara per portare avanti le attività di animazione a favore dei bambini.

L’attività ha avuto una durata di una settimana;  di mattina abbiamo proposto attività di gioco e animazione nello stile del Grest;  di pomeriggio, invece, i ragazzi divisi in gruppi hanno svolto laboratori e attività che li hanno visti protagonisti nella realizzazione di due reti per il campo da calcio e di un murales. Attività di animazione e gioco hanno coinvolto, invece,  i bambini più piccoli.

Più di ogni altra cosa, l’elemento caratterizzante di questa esperienza, a mio avviso, è stata l’accoglienza donata dalla gente del villaggio; dopo i primi giorni di conoscenza, siamo stati tra la gente a visitare le capanne; la comunicazione verbale non era sempre  possibile a causa della diversità della lingua ma gli sguardi hanno fatto tutto, i cuori sono stati toccati nel profondo e così ci hanno fatti entrare, con semplicità, nella loro vita e quotidianità.

Insieme al gruppo con cui abbiamo realizzato il murales, ci capitava spesso di sostare presso un gruppo di capanne; ed è così che ogni giorno ci ritrovavamo attese da due donne, che ci aspettavano e ci accoglievano con il loro sguardo e con il loro sorriso che per me è stato come un ritornare ai momenti vissuti nella mia infanzia quando nei cortili si era soliti sostare e c’erano le zie, le più anziane,  che benevolmente ci aspettavano, ci accoglievano per passare del tempo con noi.

Abbiamo così scoperto che Fatima era una mamma;  con grande senso di ospitalità ci offrivano il tappeto per poterci sedere perché non ci sporcassimo!

Nella semplicità di un sorriso disarmante, ho sperimentato  l’accoglienza più bella.

Abbiamo concluso l’esperienza nel villaggio con il saluto e la festa finale, alla presenza del capo villaggio che non faceva altro che ringraziarci per quello che aveva visto in quei giorni, per la gioia che ha visto nei bambini ma anche, inaspettatamente, negli anziani.

Questo è stato per noi il dono più bello.

Abbiamo lasciato  i bambini ma non li abbiamo abbandonati perché a Tambacounda sono rimasti due collaboratori senegalesi dell’Associazione e una collaboratrice italiana, che continuano ad essere un aggancio per gli abitanti di questo villaggio.

Come gruppo di volontari ci siamo prefissati degli obiettivi per poter seminare quel piccolo seme, per poter metter quella piccola goccia nell’oceano di povertà e bisogni in cui versa la terra africana.

Al di là di tutto quello che abbiamo potuto fare per la gente di questa terra e che abbiamo lasciato come segno ai bambini, quello che loro hanno restituito in sorrisi e spensieratezza ci ha ricolmati di gioia.

Vedere come  in un villaggio sperduto abbiamo lasciato don Bosco,  per me è stata una gioia immensa!

                                                                                  Sr Nella Cutrali  Fma

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