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Una riflessione sull’oratorio

Dici “oratorio” e ti vengono in mente la tettoia Pinardi, Don Bosco ed i suoi ragazzi, la parolina all’orecchio e…i tanti ragazzi che oggi vedi sciamare festosi nei nostri cortili con le loro gioie, le loro attese e le loro problematiche. I giovani… “la porzione più preziosa e delicata dell’umana società”, come li definiva Don Bosco, ai quali anche oggi dobbiamo aprire i nostri cortili e le nostre braccia.

Oggi, come allora, la nostra missione salesiana parte da un cortile dove i ragazzi verranno accompagnati nella loro crescita globale attraverso le significative esperienze che faremo vivere loro e soprattutto attraverso momenti formativi sistematici, e si forgeranno per crescere e diventare “buoni cristiani e onesti cittadini”.

Oratorio, quindi, quale luogo educativo privilegiato dove si incontrano FMA, SDB, laici impegnati (Salesiani Cooperatori, Exallievi ed Exallieve), che, pur nella diversità e varietà delle vocazioni specifiche, sono accomunati nella missione e tesi a creare quel clima di famiglia in cui ognuno dei giovani si sente accolto ed amato.

Accanto anche i giovani animatori che, seppur ancora in fase di crescita, hanno acquisito consapevolezza della loro identità e collaborano attivamente con senso di responsabilità nel progetto educativo proprio dell’oratorio.

In un mondo in crisi e sempre più digitalizzato come si pone oggi l’oratorio?

Certamente a distanza di quasi 180 anni dal primo oratorio di Don Bosco i giovani sono diversi perché la società è cambiata ma restano sempre in loro gli stessi aneliti e le stesse domande esistenziali. E noi educatori, interpellati dalle nuove sfide che la società ci presenta, dobbiamo dare delle valide risposte.

Pertanto bisogna escogitare nuove modalità di approccio nei confronti dei giovani, spesso disorientati da allettanti “sirene” che li distolgono dai veri valori. E poi chiediamoci dei tanti ragazzi che non frequentano i nostri oratori, ragazzi che forse hanno bisogno di  qualcuno che stia loro a fianco e che dia una mano per aiutarli a crescere. Come approcciarli?  “Spesso restiamo chiusi nei nostri ambienti, dove la loro voce non arriva, o ci dedichiamo ad attività meno esigenti e più gratificanti, soffocando quella sana inquietudine pastorale che ci fa uscire dalle nostre presunte sicurezze” (Christus vivit n. 235).  Non chiudiamoci perciò nelle nostre strutture o nelle nostre idee o nel dire “abbiamo sempre fatto così”. Apriamoci al territorio, diamo significativi input e presentiamo nuove proposte, elaboriamo nuove strategie educative che rispondano alle molteplici esigenze giovanili.  E poi “invece di soffocarli con un insieme di regole che danno del cristianesimo un’immagine riduttiva e moralistica, siamo chiamati ad investire sulla loro audacia ed educarli ad assumersi le loro responsabilità certi che anche l’errore, il fallimento e la crisi sono esperienze che possono rafforzar la loro umanità” (Christus vivit n. 233).

Occorre dunque progettare tutti insieme, religiosi e laici, per rivitalizzare l’oratorio, che talvolta potrebbe rischiare di essere asfittico e statico, perché diventi volano per le scelte basilari di vita dei giovani.    

Melita Reitano – salesiana cooperatrice

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