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D.B. Friends: Incontro tra giovani e teatro nella dimensione educativa di Don Bosco

 Il teatro, da sempre specchio dell’umanità e della società tutta, nasce dall’esigenza primordiale dell’uomo di comunicare e condividere con i propri simili aspetti di vita comune.
Dalle sue origini antichissime, fino ad oggi, colpisce come sia rimasta immutata la sua finalità paideutica. Ed è questo l’aspetto sul quale riflettere, se si pensa al teatro in correlazione all’attività educativa di Don Bosco.

Egli stesso, infatti, in una conversazione con Don Barberis sosteneva che:

 “Il Teatro, se le commedie sono ben scelte,
1. È scuola di moralità, di buon vivere sociale e, talora, di santità.

2. Sviluppa assai la mente di chi recita e gli dà disinvoltura.

3. Reca allegria ai giovani che vi pensano molti giorni prima e molti giorni dopo. L’allegria, svegliata da questi teatrini, decise alcuni a fermarsi in congregazione.

4. È uno dei mezzi potentissimi per occupare le menti. Quanti pensieri cattivi o cattivi discorsi allontana, richiamando ivi tutta l’attenzione e tutte le conversazioni!

5. Attira molti giovani nei nostri collegi, perché nelle vacanze i nostri allievi raccontano ai parenti, ai compagni, agli amici l’allegria delle nostre case”.


Per Don Bosco non esisteva il teatro fine a se stesso. Egli utilizzava il teatro come forma di comunicazione nella relazione con i giovani e, con grande lungimiranza, dando ai suoi “ragazzi di strada” la possibilità di esprimersi sul palcoscenico, creò un modello pedagogico che negli anni successivi avrebbe riscosso molti consensi, anche da parte di studiosi esperti in materia.

Per questi motivi, non è affatto raro che negli ambienti salesiani, ancora oggi, i giovani crescano mettendo a frutto talenti e passioni proprio nell’ambito teatrale.

 I D.B.Friends, a Biancavilla, sono chiaro esempio di questo lascito di Don Bosco.
Nata dalla passione comune di un gruppo di amici cresciuti nell’ambiente dell’Oratorio, la Compagnia è da sempre seguita dall’abile regia di Vincenzo Licari ed è sempre stata votata ai valori della spiritualità salesiana.
Nel corso dei tanti anni di attività, moltissimi giovani hanno abbracciato questa realtà, innamorandosi del Teatro, in particolare del genere del Musical, e di Don Bosco. 
Perché fare teatro significa imparare a conoscere sé stessi e mettersi in relazione con l’altro.
Nella relazione, poi, si impara il rispetto per il lavoro e l’impegno altrui e si comprendono le regole fondamentali del gioco di squadra.
L’individuo che viene a contatto con l’esperienza teatrale, soprattutto in giovane età, acquisisce, inoltre, la capacità di  “spogliarsi” dei propri panni per “indossare” quelli dell’altro, un po’ come accade quando si interpreta un personaggio sulla scena. Per tale ragione sviluppa empatia nelle relazioni, riuscendo a comprendere e percepire lo stato d’animo di chi ha di fronte.
La dimensione del palcoscenico permette, tra l’altro, di svestirsi di sé per un certo margine di tempo, che coincide con quello dello spettacolo. Questo consente, a chi lo sperimenta, di concedersi una sorta di pausa dalla propria vita, dalle proprie inquietudini, da situazioni che magari non si comprendono a pieno e che, osservate da un altro punto di vista, quello del “personaggio”, possono cambiare forma o semplicemente apparire  “più semplici”.
Così l’interprete sul palcoscenico, anche se spesso inconsapevolmente, osserva se stesso dall’esterno e mette in atto un processo di autoconoscenza che, soprattutto nei giovani, si rivela di fondamentale importanza per la crescita.
Il palcoscenico, luogo temuto da chiunque debba calcarlo, è invece banco di prova per chi desidera conoscersi anche dal punto di vista artistico.
Sono tanti, ad esempio, i giovani dei D.B. Friends che, sebbene inizialmente timorosi, pian piano hanno scoperto di avere doti apprezzabili, come ad esempio una bella voce, un’attitudine spiccata per la danza o un talento innato per la recitazione.
Uno spettacolo è frutto di tanto lavoro comune. Ciò che si vede sul palcoscenico è solo una piccola parte di tutta una “macchina” che si mette in moto. Così, altri membri dei D.B. Friends hanno scoperto, ad esempio, la passione per la cura degli aspetti più tecnici, che riguardano la resa della scena attraverso l’audio e le luci adeguate, o la creazione delle scenografie. C’è anche chi ha dato prova di abilità nella fotografia o nell’ideare i costumi, chi ancora si occupa di curare e realizzare il make-up di scena, e così via.

Ecco, dunque, che dall’esempio pratico si può desumere la grande efficacia educativa dell’attività teatrale, soprattutto per i giovani, che attraverso il teatro possono imparare a conoscere sé stessi, a mettere a frutto i propri talenti e le capacità che ciascuno possiede ed, infine, a relazionarsi in maniera sana con gli altri.

Silvia Alongi

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