A colloquio con il rettor maggiore dei salesiani di don Bosco. Attualità di un sistema educativo

Se don Bosco vivesse oggi, potrebbe realizzare tutto quello che ha fatto ai suoi tempi per i giovani? Senza dubbio — è convinto don Ángel Fernández Artime, rettor maggiore dei salesiani — anche se sceglierebbe uno stile adatto alla società attuale, così multietnica e multiculturale. Una cosa però non cambierebbe: il metodo preventivo, che mostra ancora oggi la sua piena attualità.

Cosa rappresentano per i salesiani le celebrazioni per il bicentenario della nascita di don Bosco?

Per noi è un’opportunità storica, unica e meravigliosa. Un’opportunità singolare per continuare a offrire quello che don Bosco è oggi: un dono dello Spirito per la Chiesa e per il mondo.

Il santo si identifica con Torino. Quale contributo offrite oggi alla città?

Valdocco è la culla della nostra chiamata alla vita salesiana. Per tutta la famiglia salesiana, Torino-Valdocco costituisce uno dei luoghi più importanti. Credo di poter dire, umilmente, che, senza la presenza salesiana, Torino sarebbe un’altra cosa. Le mancherebbe tutto quello che irradia Valdocco, tutto quello che irradia don Bosco.

Come affrontare le sfide educative della società attuale?

Si tratta di sfide di un’enorme complessità e diversità. Non conosco facili soluzioni. Posso solo dire che alcuni principi non si possono abbandonare. Non possiamo abbandonare il binomio famiglia-scuola. Non si può pensare che solo la scuola educa. La prima e più importante responsabilità è nelle famiglie, nei padri e madri, e noi educatori aiutiamo e ampliamo orizzonti. Con riferimento al campo digitale, mi limito a ricordare che le reti sociali sono oggi parte della vita quotidiana. Ma come ogni strumento, il loro uso richiede la conoscenza delle possibilità, dei limiti e anche dei rischi, così come del grande potenziale che esse hanno.

di Nicola Gori

tratto da www. newsva

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