Prendersi cura della casa comune


Città del Vaticano. È stata presentata ufficialmente,oggi,  18 giugno, nell’aula del Sinodo in Vaticano, la seconda enciclica di papa Francesco Laudato sì’, “sulla cura della casa comune”.

Con un titolo dichiaratamente francescano, visto che il documento prende avvio con le stesse parole con le quali ha inizio il Cantico delle creature del Santo di Assisi, Laudato sì’. Una scelta coraggiosa, che rilancia l’attualità del Poverello, della forma di vita evangelica da lui praticata e di un tentativo riuscito di riformare la Chiesa dall’interno attraverso la scelta esigente della povertà e dei poveri. Dopo la Lumen Fidei ‒ l’Enciclica firmata a quattro mani con Benedetto XVI ‒ e l’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, la seconda Enciclica ‒ 192 pagine, 6 capitoli, 246 paragrafi ‒ scritta integralmente da Bergoglio è un vero e proprio manifesto-appello a 360° per “unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale”, a partire dalle “drammatiche conseguenze del degrado ambientale nella vita dei più poveri del mondo”. Sono loro gli “esclusi del pianeta”, miliardi di persone vittime della “cultura dello scarto”.

Padre Lombardi, portavoce della sala stampa Vaticana, afferma: «Non c’era mai stata fino ad ora “un’intensa e prolungata attesa di un singolo documento. L’umanità ha dimostrato di aver desiderato questo documento. La sua pubblicazione rappresenta un momento di particolare rilevanza ecclesiale”».
Per volere del Papa, la Laudato sì’ è stata proposta in un modo nuovo rispetto alla pubblicazione di altre encicliche: una modalità molto importante per la Chies”, rivelando che “da circa un mese il Papa ha iniziato a preparare la promulgazione dell’Enciclica insieme ai Vescovi di tutto il mondo, grazie all’invio via mail di contributi, in particolare quelli di molte Conferenze episcopali di tutti i continenti”.

Al centro del percorso dell’enciclica, c’è l’interrogativo: “Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che ora stanno crescendo”, e tutto ciò, ha spiegato il cardinale Peter Turkson, “porta ad interrogarsi sul senso dell’esistenza e sui valori che stanno alla base della vita sociale”.
“La terra, casa nostra, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia”. È il grido d’allarme del Papa, che si sofferma sul problema dell’inquinamento prodotto dai rifiuti e sul preoccupante riscaldamento del sistema climatico. I cambiamenti climatici “sono un problema globale i cui impatti più pesanti ricadranno nei prossimi decenni sui Paesi in via di sviluppo”. Per superare l’iniquità planetaria, occorre garantire l’accesso all’acqua potabile da parte dei più poveri, tutelare la biodiversità e ridurre l’emissione di gas serra.

Il Papa parla di ecologia integrale, come paradigma in grado di articolare le relazioni fondamentali della persona con Dio, con se stessa, con gli altri esseri umani, con il creato. È questa la cornice al cui interno vanno collocati i diversi temi trattati dall’enciclica, che nei diversi capitoli vengono ripresi e continuamente arricchiti partendo da prospettive differenti: l’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta; la convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso; la critica al nuovo paradigma e alle forme di potere che derivano dalla tecnologia; il valore proprio di ogni creatura; il senso umano dell’ecologia; la necessità di dibattiti sinceri e onesti; la grave responsabilità della politica internazionale e locale; la cultura dello scarto e la proposta di un nuovo stile di vita. L’invito, a cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso.

“La crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore”, ne è convinto il Papa, che auspica una vera e propria “conversione ecologica”: «Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana». Francesco invita ad operare un cambiamento dal basso degli “stili di vita”. “Non tutto è perduto”, perché quando siamo capaci di superare l’individualismo, si può produrre uno stile di vita alternativo, attraverso la capacità di “avere cura del creato con piccole azioni quotidiane”, a partire dall’importanza centrale della famiglia, luogo della formazione integrale della persona. “Non bisogna pensare che questi sforzi non cambieranno il mondo”, ammonisce Francesco. Ci vuole “un nuovo modello riguardo all’essere umano, alla vita, alla società e alla relazione con la natura, per non soccombere a un consumismo senza etica e senza senso sociale e ambientale”.
Questa conversione sarà profonda e duratura nella misura in cui sarà “integrale”, coinvolgente e “comunitaria”. La vita cristiana autentica, convertita, è il migliore antidoto contro la crisi ecologica.

Per il testo integrale: http://w2.vatican.va

tratto da www.cgfmanet.org

         

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